Entra in vigore il decreto legge che punto a garantire la provenienza nazionale dell'extravergine in commercio, con grossi vantaggi per il comparto olivicolo dell'Umbria

Entra in vigore giovedì 17 gennaio il decreto “salva olio di oliva italiano”, con il quale si punta a garantire la provenienza nazionale dell’extravergine in commercio ed impedire di “spacciare” come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, come è avvenuto fino ad ora senza alcuna informazione per i consumatori.
La Coldiretti dell’Umbria, che ha sostenuto con la mobilitazione il provvedimento, sollecita ora l’attivazione dei controlli negli stabilimenti per assicurare che tutti gli oli etichettati, d’ora in poi, rispettino le condizioni fissate dal decreto, ovvero l’indicazione del luogo di produzione delle olive.
Di fatto, fino ad ora, di quasi la metà dell’olio “italiano” venduto sul territorio nazionale non si conosceva la provenienza.
“La norma per l’indicazione di origine in etichetta – ribadisce Coldiretti – consente di verificare oltre al marchio la reale origine delle olive impiegate e quindi anche di valorizzare l’olivicoltura umbra, evitando tutte quelle situazioni che tolgono spazio di mercato alla produzione regionale, sfruttando l’immagine positiva di territori e di stili ineguagliabili, a vantaggio di alimenti che nulla hanno a che fare con il tessuto produttivo agricolo nostrano”.

In Umbria si trovano quasi 7 milioni di piante di olivo che coprono oltre 27.000 ettari e permettono di produrre mediamente circa 90.000 quintali di olio l’anno. Gli olivi sono per la maggior parte di varietà Moraiolo, Leccino, Frantoio, con presenze in particolari areali della regione, di Agogia, Pendolino, San Felice e Nostrale di Rigali.
La D.O.P. dell’olio extravergine di oliva umbro, istituita nel 1997, è l’unica denominazione italiana estesa all’intero territorio regionale, che è stato suddiviso in cinque sottozone (Colli Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli del Trasimeno, Colli Amerini e Colli Orvietani).

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