Le pattuglie acrobatiche dell’aeronautica hanno molto da imparare dagli storni.
Nelle nostre zone ma soprattutto a Roma sul piazzale dei Cinquecento nei pressi della stazione Termini, gli stormi in volo sono uno spettacolo affascinante, di cui gli spettatori non riesconono a spiegarsi il perché ed il per come. Ma un modello fisico frutto di un progetto di ricerca europeo ha scoperto i segreti delle strane forme che essi disegnano nel cielo e come gli uccelli comunicano fra loro per mantenere la formazione.
Ricostruendo modelli tridimensionali dei comportamenti degli storni, i ricercatori hanno scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, ogni singolo storno non interagisce con tutti gli altri individui che si trovano entro una certa distanza, ma che ognuno di essi tiene sotto controllo un numero fisso di suoi simili (circa sette), indipendentemente da quanto sono distanti. Questo “trucco” permette agli storni di ricompattarsi molto rapidamente quando lo stormo subisce un attacco ed è costretto a disperdersi.
Sono comportamenti collettivi che valgono anche per altri animali, ad esempio per i pesci, e le cui regole potrebbero spiegare anche comportamenti umani complessi, come gli andamenti elettorali o le turbolenze dei mercati azionari.
Il progetto, chiamato Starflag e pubblicato sulla rivista Physics Today, coinvolge sette centri di ricerca di cinque Paesi ed è finanziato dalla Comunità Europea.
I primi risultati sono presentati all’Accademia dei Lincei, dal coordinatore del progetto, il fisico Giorgio Parisi, dell’Università di Roma La Sapienza e direttore del centro di meccanica statistica e complessità (Smc) dell’Istituto nazionale di fisica della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Infm-Cnr).
- Redazione
- 17 Gennaio 2008










