Da più anni, a Collevalenza, frazione del comune di Todi, nel penultimo week end di carnevale si tiene l’ormai tradizionale “Festa de l’animella”, tre serate promosse dal circolo ACLI de paese e dalla Coldiretti della media valle del Tevere per non dimenticare le radici agresti ma anche per guardare al futuro.
Per il 2008 le date da segnare sul calendario sono quelle del 24, 25 e 26 gennaio.
L’incontro d’apertura, previsto per le 20,30 di giovedì 24 gennaio, nel salone del ristorante da Massimo, è voluto a mò di rievocazione de “‘na sera a veja come ‘na vorda”. Un ritrovarsi per parlare di tutto e di più come, fino agli anni ’60–’70, avveniva nelle famiglie rurali.
“Era un modo nobile e comunitario – commenta Sante Filipetti, da sempre uno dei motori dell’iniziativa – di “consumare” positivamente il tempo libero delle lunghe serate d’inverno. Si vegliava per socializzare esperienze, ridere, scherzare, giocare a carte, fare musica, ballare, gustare i dolci delle nonne e vino dell’ultima stagione di fronte allo scoppiettante fuoco di grandi camini dal ben altro effetto calorico-conviviale degli attuali schermi televisivi ultra piatti che tutto o quasi offrono senza nulla ascoltare”.
Dopo la serata dedicata alla gara di briscola a coppie e gironi in programma per venerdì 25, ci sarà il momento topico della festa – sabato 26 – con il gran “gala de l’animella”, cena gastronomica con a seguire ballo liscio.
L’animella, come ben descriveva l’indimenticato poeta colvalenzese-tuderte Romelio Moracci, in una delle sue belle poesie in dialetto, è il primo piatto che si preparava e si prepara ancora durante la mattazione familiare del suino.
Sono ritagli di grasso, magro e “rosichello” prioritariamente staccati all’altezza del costato del suino – la zona del petto, “dell’anima” – appena appeso e diviso in due. Pezzetti, ritagli che finiscono nella padella di ferro con aglio, sale pepe, rosmarino e sollecitati da brillante fuoco, diventano ghiotti bocconcini rosolati mentre dal e con il “sugo” che ne deriva si condiscono fagioli e/o fave, creando un piatto della più autentica tradizione contadina locale.
Si tratta di un piatto localissimo realizzato e trasmesso nelle case contadine tra Todi e Massa Martana, passando da Collevalenza, frutto della sapienza contadina che del suino allevato e mattato in famiglia sapeva utilizzare ogni parte con le più disparate astuzie gastronomiche.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 075.887140 oppure 340.5849858.






