In tema di rifiuti c’è una novità che sembra interessare pochi mentre il dogma discarica/inceneritore resta ancora la strategia d’intervento privilegiata.
Non è un inceneritore, non ha nulla a che fare con lo stoccaggio in discarica e, volendo, evita anche il passaggio per i cassonetti della raccolta differenziata.
Si chiama Thor – acronimo di Total house waste recycling – il sistema sviluppato dal Cnr, con la società Assing di Roma, che permette di recuperare e raffinare i rifiuti solidi urbani senza bisogno di separarli a seconda della loro natura.
Si tratta di una sorta di mulino di nuova generazione capace di lavorare i materiali di scarto in modo da isolare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose e inservibili.
L’impianto, attraverso un processo di macinazione per attrito, rompe, infatti, la struttura molecolare del Pvc e di tutte le sostanze contenenti cloro e – dopo averlo fatto reagire col calcio – produce al termine del processo del cloruro di calcio, sostanza inerte e non inquinante.
I rifiuti, così, vengono ridotti in un composto dalle dimensioni inferiori ai dieci centimetri di millimetro: una materia omogenea che, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifero, potrà essere utilizzata come combustibile solido.
Paragonabile a un carbone di buona qualità, questo prodotto può essere “pallettizzato” o, attraverso un processo di pirolisi (realizzabile sempre all’interno di Thor), trasformato in un biocarburante per i motori diesel. L’impianto, consumando una parte dell’energia che produce e cedendo la restante all’esterno, è in pratica completamente autonomo.
Questo tipo di tecnologia si sta studiando da dieci anni. Nel 1999 è stato promosso un progetto cofinanziato dal Miur e il prototipo definitivo è stato ultimato nel 2006.
Un primo impianto di dimensioni industriali è attualmente nell’area di Capo d’Orlando, in Sicilia. I primi test, conferma il Cnr, stanno dando buoni risultati, arrivando a trattare fino a otto tonnellate di spazzatura l’ora. La sperimentazione durerà ancora qualche mese. Poi, entro la fine di quest’anno, verrà avviata la commercializzazione.
Funzionando meccanicamente, l’impianto non deve essere tenuto sempre in funzione, ma può essere acceso o spento a seconda delle necessità.
Progettato anche come struttura mobile, da dislocare per contrastare emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, può essere montato anche sui camion o sulle navi (in quest’ultimo caso la produttività può toccare le dieci tonnellate l’ora e il combustibile ottenuto dal trattamento utilizzato direttamente dall’imbarcazione o rivenduto).
Il procedimento, afferma il Cnr, è all’insegna del risparmio. “Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di spazzatura l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata. Per una identica quantità, una discarica richiederebbe almeno 100 euro e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor”.
Secondo le elaborazioni del Cnr un’area urbana di 5 mila abitanti – capace di produrre circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi – attraverso Thor potrebbe ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, tre di vetro, due tra metalli ferrosi e non ferrosi e una di inerti.
All’interno di quest’ultima “categoria” è compresa anche la frazione ricca di cloro e di parti alogenate, che viene separata nel processo di raffinazione per non inquinare il combustibile. “Si tratta dell’1% del totale e viene, alla fine, portata in discarica.
Una quantità molto più piccola da smaltire rispetto a quelle attuali e che può essere recuperata attraverso sistemi di stabilizzazioni all’interno delle filiere ceramiche, per esempio, o in altre filiere industriali”. Resta, infine, una parte rappresentata da acqua, espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione.









