L'emergenza dei rifiuti sfruttata per far passare l'idea di una presunta indispensabilità degli inceneritori, senza parlare né dei loro rischi per la salute umana né delle alternative ecosostenibili a tali impianti

Da qualche settimana in Umbria, come del resto in tutto il Paese, si sta assistendo ad un opera di “lavaggio” mediatico avente l’esclusiva finalità di convincere i cittadini circa la presunta innocuità e l’indispensabilità degli impianti di “termovalorizzazione”, ovvero degli inceneritori di rifiuti.
Sui vari network regionali si tratta il “problema rifiuti” dando voce a rappresentanti delle amministrazioni e dei gruppi industriali, i quali sono perlopiù concordi nel sostenere quanto sbandierato dai propri omologhi su scala nazionale: il quadro che ne esce vede gli inceneritori entusiasticamente descritti come impianti tutt’altro che pericolosi per la salute umana e soprattutto capaci di risolvere i problemi connessi con l'”emergenza rifiuti”.
Notiamo con estremo disappunto che, come spesso accade, non viene dato il minimo spazio a chi, sull’argomento, avrebbe molto da dire in quanto in grado di confutare in maniera incontrovertibile la scuola di pensiero “filoinceneritorista”.

Autorevoli dati scientifici nonchè studi effettuati da luminari del settore sia in Italia che all’estero, infatti, dimostrano come in realtà i cosiddetti “termovalorizzatori” siano degli impianti che consumano molta più energia di quella che producono, non risolvono il problema dello smaltimento in quanto tre tonnellate di rifiuti producono mediamente una tonnellata di ceneri tossiche, vivono di sovvenzioni comunitarie e risultano estremamente pericolosi per la salute in quanto, pur dotati dei più complessi sistemi di filtraggio ed abbattimento delle emissioni, producono enormi quantità di nanoparticelle tossiche, ovvero particolato ultrafine di dimensioni nanometriche (vale a dire fino a un millesimo delle dimensioni del PM10) impossibile da filtrare o da captare impedendone l’immissione nell’ambiente.
E’ dimostrato che l’esposizione a dette nanoparticelle è responsabile di malformazioni fetali e dell’aumento dell’insorgenza di malattie neoplastiche, in primis linfomi e sarcomi: esiste in merito un’ampia e sovrabbondante letteratura scientifica che attesta quanto finora esposto.
Esistono alternative ecosostenibili all’inecenerimento dei rifiuti: dalla dissociazione molecolare fino al trattamento meccanico a freddo passando per la raccolta porta a porta. Non è vero che, in ogni caso, rimane una frazione indifferenziabile da destinare alla “termovalorizzazione”. Esistono centri specializzati che dal residuo indifferenziato (ad esempio pannolini, tetrapak, polistirolo, imballaggi eterogenei e simili) producono, mediante un processo di estrusione meccanica, una sabbia sintetica utilizzata come alleggeritore per calcestruzzo nel settore edile. Il tutto senza dover bruciare nulla.
E’ sufficiente visitare il sito di uno di questi centri (www.centroriciclo.com) per rendersi conto della realtà delle cose.

In Italia oltre 1.000 Comuni hanno superato il 50% di raccolta differenziata. Novara è al 70%, Priola ed alcuni Comuni del trevigiano intorno al 75%, Capannori nel lucchese si attesta all’86%, dichiarando di raggiungere l’obbiettivo “RIFIUTI ZERO” nel 2014.
A livello planetario abbiamo, ad esempio, una città come San Francisco (850.000 abitanti, come l’intera Regione Umbria) che riesce a fare a meno sia della discarica che dell’inceneritore, ed interi Paesi come Australia e Nuova Zelanda che fanno altrettanto.
Il tutto perchè esiste una volontà politica di risolvere il problema incentivando i comportamenti virtuosi.
Ebbene queste cose andrebbero dette, sia alla radio che in televisione: Vi chiediamo, pertanto, di concederci degli spazi all’interno dei quali poter portare i cittadini a conoscenza di un punto di vista diverso dalle versioni finora propinate a senso unico ed in assenza di contraddittorio.
Vi informiamo che la nostra Associazione ha appena provveduto a lanciare una petizione on-line reggiungibile all’indirizzo http://www.petitiononline.com/rmtk7681/petition.html allo scopo di richiamare l’attenzione dell’Autorità Garante per le Comunicazioni e della Corte di Giustizia Europea circa il mancato rispetto del principio di pluralità di informazione riguardo al problema degli inceneritori.
Speriamo sinceramente che, in seguito alla presente segnalazione, gli organi di informazione umbri rendano superfluo e superato l’intervento du cui sopra, dimostrando quella serietà, quell’equidistanza e quell’amore per la libera informazione che sono i punti cardine della nobile missione del giornalista.
Chi scrive il presente comunicato ricopre l’incarico di portavoce del Comitato per l’Ambiente di Gualdo Cattaneo ma, in via eccezionale e vista la totale comunità di intenti e di vedute in merito alla questione di cui trattasi, inoltra la presente anche a nome del constituendo Coordinamento dei Comitati Civici dell’Umbria.

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