Entro l'anno potrebbe essere conclusa la sperimentazione del nuovo farmaco, mentre quello contro il tumore al collo dell'utero sta già dando risultati eccezionali

Entro il 2008 dovrebbe essere conclusa la sperimentazione in corso presso l’azienda Menarini  di un vaccino che potrà prevenire la recidiva del tumore in donne già operate di cancro alle ovaie.
Soddisfazione dai primi risultati è stata espressa da Giovanni Scambia, ordinario di ostetricia e ginecologia all’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
La sperimentazione viene effettuata in tutto il mondo, con il centro della ricerca in Italia.
Si sta studiando l’anticorpo Abagomovab, un farmaco intelligente perchè colpisce selettivamente cellule tumorali attivando una risposta da parte dell’organismo contro la stessa patologia oncologica. In pratica l’organismo riesce ad autodifendersi da un nuovo attacco del tumore.

In Italia ogni anno si ammalano di cancro alle ovaie 3.500-4.000 donne, un dato che si mantiene costante negli ultimi anni.
La mortalità è elevatissima: l’80% delle donne non sopravvive, anche se è stata allungata la durata media di sopravvivenza alla patologia, che arriva a sfiorare i 4-5 anni.

L’8-10% dei tumori alle ovaie ha una base familiare – ha detto Scambia – Ci sono test genetici che dimostrano la familiarità di questa patologia e identificano le famiglie a rischio”.

Sta ottenendo ottimi risultati anche il vaccino per il cancro al collo dell’utero: la sua somministrazione in ragazze di circa 13 anni segna una diminuzione di casi clinici anche del 90%. “Si possono sottoporre al vaccino anche donne più grandi – conclude il professore – anche se nel loro caso devono pagare la vaccinazione”.

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