Sembra ricomporsi la frattura nella maggioranza in Consiglio Regionale dell’Umbria; una frattura che avrebbe potuto portare anche ad una crisi politica innescata dalle divergenze tra Partito Democratico e, dall’altra parte, PRC e Verdi in tema di rifiuti.
“Mi pare che dalla Prima Commissione esca una proposta di risoluzione equilibrata e in grado di prefigurare una regione più moderna e capace di futuro. E’ importante che vengano corrette alcune forzature soprattutto relative alle gestione dei rifiuti. Con le fughe in avanti non si va da nessuna parte”. Con queste parole il capogruppo dei Verdi e civici Oliviero Dottorini ha commentato l’approvazione del Documento annuale di programmazione da parte della prima commissione.
”Dalla proposta che accompagnerà il Dap – spiega Dottorini – scompare ogni riferimento all’incenerimento dei rifiuti e a qualsivoglia altra modalità predefinita. E’ una scelta saggia che potrà riportare serenità nel dibattito attorno al Piano dei rifiuti evitando forzature e posizioni ideologiche”.
Dello stesso tenore le dichiarazioni del consigliere regionale di Rifondazione comunista Pavilio Lupini, il quale ha sottolineato che “dopo alcuni tentativi di forzature che si sono registrati nei giorni scorsi la prima Commissione ha ripristinato il clima utile per approfondire le scelte strategiche che dovranno portare, entro l’anno in corso, alla redazione del nuovo piano regionale dei rifiuti, senza decisioni già assunte ma che dovranno invece maturare attraverso adeguati supporti tecnici, sulla base di obiettivi politici condivisi e prospettando soluzioni praticabili, rispettose dell’ambiente e della salute pubblica.
Sul ricompattamento della maggioranza potrebbe aver influito anche la posizione assunta dalla CGIL che parrebbe aver dato una “tiratina d’orecchi” ad entrambi gli schieramenti .
L’organizzazione sindacale aveva chiesto infatti di aprire subito un confronto per evitare che si arrivi all’emergenza sulla questione rifiuti in Umbria, rilanciando la proposta di un’azienda unica per la gestione dei rifiuti, anche questa vista come una operazione di riduzione delle spese, (“17 imprese per un territorio in cui risiedono circa 800 mila persone sono francamente troppe”) ed ipotizzando il ricorso alla termovalorizzazione, invitava la Regione a non adottare su questo versante decisioni basate su un “decisionismo unilaterale”.
Ovviamente la ritrovata intesa nella maggioranza ha tolto dall’imbarazzo la CdL, la quale “se nel contesto delle Commissioni consultive la Casa delle Libertà ha tenuto un atteggiamento disponibile limitatamente a determinate tematiche, prima fra tutte i rifiuti, ma senza perdere di vista le materie di carattere sociale in sede di Commissione deliberativa il no al Documento è senza se e senza ma”.








