Sui commercianti del centro storico di Todi torna l’incubo della chiusure obbligatorie in alcuni giorni festivi dell’anno. Il confronto fra sindacati ed associazione commercianti non ha infatti prodotto lo sperato accordo ed anzi le posizioni restano piuttosto distanti.
Da una parte i sindacati concedono deroga di apertura in sole quattro festività, rispetto alle nove previste, ma in cambio vogliono almeno 16 domeniche di chiusura; la posizione della Confcommercio è assai distante rispecchiando di fatto il volere dei commercianti.
“Mi sembra una situazione assurda – ci dicono da Benetton – quello di impedirci di lavorare quando a Todi c’è movimento. Anche questo prospettato scambio con le domeniche è molto pericoloso perché la gente non ha più la sicurezza di trovare i negozi aperti e rinuncia a venire al centro”.
Contrari al 100% anche nella Oreficeria Menestò: “Per noi certi giorni sono fondamentali e pesano molto sul bilancio di fine d’anno. Siamo gravati di tasse e per di più ci vogliono impedire di lavorare. Mi chiedo anche: con i negozi chiusi quanti minuti resterebbero i turisti nel centro storico?”
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la commessa di Yamamay, negozio di intimo: “Ovvio che ci siano domeniche in cui non vale la pena di restare aperti, ma fateci decidere a noi che certamente ne sappiamo di più”.
Ancora più arrabbiata la titolare di Bollicine, un’attività di abbigliamento in piazza del Popolo: “E’ veramente assurdo quanto ci viene prospettato. Già le attività del centro storico sono penalizzate da tante difficoltà, se si riduce anche la possibilità di lavorare con i turisti tanto vale chiudere. Credo che un provvedimento del genere sia un danno per tutti ed anche l’immagine della città. Dobbiamo essere noi a decidere se è meglio chiudere la domenica o magari il lunedì”.
“Se ci impediscono di lavorare nei giorni di maggiore afflusso – ci dice Principi – tanto vale chiudere. Anzi se ce lo dicevamo subito non iniziavamo neppure l’anno”. Ironico il commento di Sergio Famoso: “Mi piacerebbe sapere che lavoro ha fatto fino ad oggi chi ha prodotto questa legge. Chi governa pretende di dividere con noi gli utili e poi ci impedisce pure di lavorare. Credo che per i negozi del centro storico una simile decisione sia una tragedia”.
Furibonda Paola Mancini: “Io non ho personale, devo fare i sacrifici, e quindi resto aperta quando c’è la possibilità di lavorare. Fra l’altro non mi sembra un provvedimento che rispetta il dettato della Costituzione”.
“E’ un provvedimento assurdo sotto ogni punto di vista”, ci dicono da Moroni. “Ci vogliono far stare chiusi nei giorni in cui il maggiore afflusso, la compensazione è poi tutta da ridere, ti lascio stare aperto un giorno se mi garantisci che poi ne starai chiusa quattro. Se l’obiettivo è quello di far chiudere tutte le attività del centro storico questa è la strada giusta”.
- Aldo Spaccatini
- 1 Febbraio 2008









