Fiasco completo dell'iniziativa che prevedeva la distribuzione gratuita dei kit rivelatori dell'uso di droghe

La lotta alla droga ha tanti teorici le cui teorie si infrangono sulla dura realtà. Al nord hanno avuto un’idea che molto probabilmente farebbe la stessa fine anche in Umbria, nonostante il gran “parlare” che si fa del problema droga.
A Crema (Cremona) un’operazione, finanziata dal Comune e ideata dall’assessore alla Famiglia Maurizio Borghetti, era stata pensata come strumento per prevenire l’uso di sostanze stupefacenti da parte degli adolescenti.
Dai primi di dicembre è a disposizione gratuita delle 1.600 famiglie
cremasche dove sono presenti ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni un kit che consente un test, il quale permette di verificare l’assunzione di cocaina, anfetamina, metanfetamina, marijuana e oppiacei. Il kit può essere richiesto in tutte le nove farmacie della città.
Il problema, però, è che le richieste sono minime. Solo 73 confezioni ritirate in due mesi: è il modesto risultato ottenuto dal kit antidroga.

Un fallimento confermato da tutti i farmacisti cremaschi che si attendevano il boom di richieste e che si ritrovano invece con gli scaffali ancora pieni di test.
E dire che la pubblicità non è certo mancata: manifesti, locandine, perfino uno spot alla multisala di Crema con gli ex calciatori Giacomo e Riccardo Ferri presenti come testimoni dell’iniziativa.
La principale ragione del fiasco, secondo il sindaco Bruno Bruttomesso, farmacista, sta nel fatto che ‘il test richiede la piena collaborazione di chi vi si sottopone: probabilmente per i genitori non è così’ semplice convincere i figli a utilizzarlo’, oppure da parte dei genitori c’è la “vergogna” a farsi vedere mentre cercano il kit.
Non manca chi sostiene che le famiglie hanno tutt’altro da pensare che correre dietro ai figli i quali, per i genitori sono sempre “innocenti”.

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