Prima ancora dei rifiuti della Campania, l’immagine dell’Italia in materia ambientale, e non solo, è stata rovinata proprio dai “politici” o meglio dai “parlitici” (come vengono chiamati spesso nei blog di internet) che hanno ridotto la nazione, almeno in questo campo, ad apparire come un vero e proprio Stato autoritario dove la democrazia è divenuta “oligorrecrazia” (sempre così dai blog).
E’ stato uno dei tanti incidenti di percorso del governo in carica nel 2005, poi superato, ma la sentenza resta.
A dirlo è la Corte UE che ha condannato l’Italia perchè non coinvolge i cittadini nei programmi ambientali.
La condanna della Corte europea di giustizia per la carenza di coinvolgimento dei cittadini nei processi di decisione ambientali, comminata all’Italia, nasce dal fatto che “non essendo stata informata delle misure adottate dalla Repubblica italiana per conformarsi alla direttiva”, la Commissione ha avviato il procedimento per inadempimento.
Nel 2005, infatti, la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di diffida, “alla quale l’Italia non aveva fornito una risposta ritenuta soddisfacente”. La Commissione invitava, quindi, l’Italia a conformarsi al parere adottato dalla Commissione entro due mesi.
L’Italia ha risposto nel 2006, comunicando alla Commissione il testo del decreto attuativo della direttiva comunitaria 2003/35.
La Commissione, ritenendo che la misura nazionale di attuazione fosse stata adottata dopo la scadenza del termine fissato nel parere motivato e che essa fosse incompleta, presentava un ricorso per inadempimento davanti alla Corte di giustizia.
La Corte di giustizia, con la sentenza, “ricorda che l’esistenza di un inadempimento deve essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro interessato quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato”.
- Redazione
- 7 Febbraio 2008











