La teoria prevalente è che l'orientamento politico di ogni cittadino è definito alla nascita dal suo DNA e che sarebbero i partiti a ruotare intorno agli elettori e non viceversa

Dunque si va alle elezioni e tutti si danno da fare per portare gli elettori dalla loro parte. Ma far cambiare orientamento ideologico ad una persona sembra sia scientificamente impossibile.
Essere di destra o di sinistra non dipenderebbe dalla nostra volontà o dall’educazione ricevuta, ma dal corredo genetico di ogni individuo. Progressisti o conservatori si nasce, quindi, e non si diventa.
Il settimanale britannico ‘New Scientist’ ha dedicato, nei giorni scorsi, un’ampia inchiesta sulla questione, oggetto di studio da parte di scienziati di mezzo mondo, studi che sembrano propendere sempre più per la teoria ‘genetica’ dell’ideologia.

Eppur le maggioranze cambiano e questo può essere spiegato con la scienza politica. Visto che gli elettori sono fissi nel loro orientamento i partiti hanno capito che c’è stata una rivoluzione copernicana.
Sono loro che girano
, come la terra intorno al sole, intorno all’elettore.
Ovviamente prima si sono preparati una doppia faccia: una per i destrorsi ed una per i sinistrorsi. La bravura di tutti i partiti “gianobifronti” sta tutta qui. Strappare all’avversario tanti più voti degli appartenenti naturalmente ad esso, presentandosi come partiti “neutri” che però propugnano, nella maggioranza dei casi che riguardano un qualsiasi singolo elettore, idee riconducibili all’ideologia dell’elettore stesso.

Non si sa quanti, per ragioni genetiche, in Italia siano di destra e quanti di sinistra, anche se l’analisi che nell’ombra tanti stanno facendo tende ad elaborare un profilo di ciascuno di noi, ma anche lo si sapesse non si potrebbe mai sapere quanti da ciascuna parte vanno veramente a votare.
E’ proprio quella percentuale a due cifre di gente che a votare non ci va a mettere in crisi un sistema che potrebbe essere stabile per un tempo abbastanza lungo. Nell’incertezza, anche il partito teoricamente maggioritario deve tentare di strappare quanti più consensi alla parte avversa e così si crea due facce: una di sinistra per i sinistri ed una di destra per i destri, mischiando sapientemente gli ingredienti programmatici e magari le persone.

Questa teoria potrebbe spiegare la corsa al “centro”.  Il partito che è radicato fortemente a destra o sinistra ha poche possibilità di crearsi una seconda faccia caratterizzata in maniera opposta: c’è anche nella politica un limite alla decenza oppure far cambiare la caratterizzazione ad un problema del momento (strappare lo slogan al nemico) è difficile. Stando al centro si può agevolmente farsi vedere da destra e sinistra ed “apparire” come l’elettore vuole.
Quindi la campagna elettorale non è altro che una gigantesca fiction, messa su per gabbare quante più persone possibile.

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