L'indagine del Ros ha portato alla luce anche una rete di estorsioni a carico dei lavoratori del sud immigrati nella regione per la ricostruzione post terremoto

Col passare delle ore si precisa nei dettagli l’infiltrazione delle cosche camorristiche e della ‘ndrangheta in Umbria, di cui abbiamo riferito ieri mattina presto.
L’indagine dei carabinieri ha riguardato infatti la presenza nella regione di un presunto sodalizio mafioso legato al clan camorristico campano dei ‘Casalesi’ e alla cosca della ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti.
Gli operai che lavoravano in Umbria nelle società riconducibili alle persone arrestate nell’operazione ‘Naos’ era costretti a pagare il ‘pizzo’ per mantenere il loro posto di lavoro.
Uno dei destinatari dell’ordinanza, Salvatore Agostino, avrebbe instaurato – secondo le tesi degli inquirenti – un rapporto di collaborazione con Giuseppe Benincasa. La collaborazione tra i due vedeva Agostino fornire manodopera da impiegare in Umbria percependo da Benincasa una somma di denaro.
Ogni gruppo di operai pagava settecento euro al mese a Benincasa per mantenere il posto di lavoro. Benincasa poi girava il denaro ad Agostino.
Nell’ordinanza il Gip riporta una conversazione telefonica tra Benincasa e la moglie e successivamente tra Benincasa ed Agostino nella quale si fa riferimento al denaro pagato dagli operai che è ritenuto, dagli inquirenti, una “imposta sul lavoro”.

L’indagine ha individuato una compartecipazione iniziale tra gruppi della camorra e della ‘ndrangheta che poi hanno ottenuto via via una sempre maggiore supremazia sul campo.
Il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, generale Giampaolo Ganzer, ha parlato di una “joint-venture» tra le due organizzazioni malavitose. In particolare la ‘ndrangheta  si è occupata della parte imprenditoriale, mentre il nucleo camorristico, soprattutto nella fase iniziale della compartecipazione, ha gestito il narcotraffico.
Secondo i carabinieri del Ros, i gruppi criminali si sono impossessati di diverse aziende, puntando su quelle in crisi o agendo sulle altre con azioni estorsive. Le strutture economiche sarebbero state poi utilizzate per azioni economiche sempre più vaste.

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