In Umbria quasi 25 mila persone soffrono di psoriasi e circa il 50% dei malati presenta disagio psicologico, più frequente nelle donne con un rischio 3 volte superiore rispetto agli uomini.
Non vi è correlazione tra severità clinica della malattia e disagio psicologico: un interessamento anche di lieve entità può avere conseguenze psicologiche pesanti.
Il trattamento deve tener conto non solo delle manifestazioni dermatologiche, ma anche delle ripercussioni psicologiche che la malattia provoca in ogni singolo paziente, in particolare nelle donne.
I farmaci sistemici e in particolare ciclosporina hanno permesso risultati migliori non solo del quadro clinico, ma anche del disagio psicologico.
La psoriasi, quindi, è una malattia che segna la pelle e ferisce la psiche. Una psiche sofferente che forse è anche all’origine della malattia che perciò si autoalimenta. Una ferita così profonda che, in alcune persone, soprattutto le donne, provoca ansia e sintomi depressivi. Una ferita spesso trascurata dai dermatologi.
In pratica la cura richiede un approccio “olistico”: la scelta della terapia deve tener conto non solo delle manifestazioni dermatologiche, ma anche delle ripercussioni psicologiche che la malattia provoca in ogni singolo paziente, in particolare nelle donne.
E’ questa la nuova strada per la cura dei pazienti con psoriasi indicata dallo Studio PSYCHAE (Psoriasis: SurveY for the Control of Anxiety and dEpression) – studio italiano condotto in 39 Università, compresa l’Università di Perugia con gli esperti Papini e Cecchetti, realizzato con la collaborazione di Novartis e con il patrocinio dalla Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).
Lo studio, della durata di 12 mesi, è stato condotto su 1.580 pazienti, il 96% presentava psoriasi volgare, la forma più comune di psoriasi.
Lo studio ha dimostrato che il 46% dei pazienti, affetti nella quasi totalità dei casi da psoriasi volgare, presentava disagio psicologico e l’11% dei pazienti presentava una vera e propria sofferenza psicopatologica.
In entrambi i casi sono risultate più colpite le donne rispetto agli uomini: il 54% delle donne presentava disagio psicologico rispetto al 40% degli uomini; il 17% delle donne manifestava sofferenza psicopatologica rispetto al 7% degli uomini.
“Una conclusione importante è che il disagio psicologico che vive il paziente non è correlato con l’estensione della malattia sul corpo del malato: ci sono pazienti con lesioni minime ma visibili che, per motivi professionali o personali, soffrono profondamente la loro malattia, ha affermato Alberto Caputo, Ricercatore di Scienze Relazionali in Psichiatria all’Università di Milano e Responsabile del Centro Studi Skin Deep di Milano, commentando i risultati dello studio. Questo significa che può essere applicato anche un trattamento più appropriato con i farmaci sistemici, come la ciclosporina, se il disagio psicologico è grande e l’estensione della malattia è piccola. Allo stesso tempo, va consigliato al paziente uno specialista dell’area psicologica”.
“Lo studio che ha preso in esame i farmaci di prima scelta per la psoriasi ha evidenziato che, la terapia topica è la più frequentemente utilizzata, ma – ha aggiunto Maria Laura Flori (Dirigente medico di I livello,responsabile della struttura semplice di Allergologia Dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena) i migliori risultati si sono ottenuti con i farmaci sistemici ed in particolare con ciclosporina che è risultata la più attiva, garantendo la migliore compliance e i migliori risultati anche dal punto di vista delle ripercussioni psicologiche della malattia”.
“Il pianeta psoriasi è, purtroppo, molto affollato. Ogni cento italiani, quattro sono malati. In pratica quasi tre milioni di pazienti, tutti consapevoli – ha dietto Mara Maccarone Presidente dell’Associazione per la Difesa degli Psoriasici (ADIPSO),ma non per questo rassegnati, che non guariranno mai”.
“E’ il pianeta dello stigma – aggiunge Mara Maccarone- perché è radicata la convinzione chela psoriasi sia contagiosa. Sono anni che diciamo che non è vero, portando ampie dimostrazioni scientifiche. Il malato di psoriasi oggi è abbastanza supportato per quanto riguarda le terapie. Ci sono farmaci che consentono di controllare la malattia e Centri in tutta Italia cui i pazienti possono rivolgersi. Quello che decisamente manca è la comprensione del disagio psicologico e anche psicopatologico che il paziente vive, a tutto discapito dell’aderenza alla terapia. Spesso, ma vorrei dire quasi sempre, nelle strutture di diagnosi e cura questo aiuto non viene dato. La cura comincia dalla mente. Al malato manca l’approccio globale”.
Dallo studio Praktis, condotto nel 2003-2004 dal Centro Studi GISED in collaborazione con DOXA e con il Laboratorio di Epidemiologia Generale dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, era emerso che nel nostro paese la psoriasi colpisce circa il 2,7% della popolazione adulta. Di questi, il 10% è colpito da una forma grave o complicata di psoriasi che può richiedere anche il ricovero ospedaliero.
Tra le malattie diagnosticate dal dermatologo la psoriasi è una delle più frequenti.
L’età di comparsa della malattia è variabile, ma ci sono fasce di età a maggior incidenza. Sempre nello studio Praktis per esempio è emerso che la prima comparsa della malattia viene riferita entro i 39 anni d’età dal 59% dei soggetti, con un picco tra i 20 e i 39 anni .
Sono in molti a ritenere che lo studio Praktis abbia sottostimato la malattia. L’Adipso, ad esempio, afferma che la prevalenza della malattia sia intorno al 4% e che i malati in Italia siano oltre 2 milioni e cinquecento mila .








