La notizia che solo in un caso è stata accertata la trasmissione della salmonellosi non può lasciare tranquilli: in proposito a che punto è il piano per il contenimento dei colombi nella città di Todi

La LIPU, ente benemerito ma statutariamente ed oggettivamente di parte, fa battaglie il larga parte condivisibili. A volte però, come tutti gli organismi nati per tutelare singole categorie (appartengano esse al mondo animale, vegetale o umano) pecca per eccesso con la tutela ad oltranza.
Sulla notizia, riportata da TamTam, che da uno studio universitario sia emerso UN SOLO CASO di trasmissione di salmonellosi dai piccioni all’uomo si possono fare diverse riflessioni:
1) anche un solo caso basta comunque a dimostrare che la malattia è effettivamente trasmissibile;
2) in altri campi del settore aviario, per prevenire il contagio, sono state prese misure drastiche, che hanno inizialmente sconvolto abitudini consolidate e provocato anche notevoli disagi economici alle imprese. Pensiamo al divieto di uso di uova non pastorizzate nelle preparazioni alimentari fresche, che ci ha di colpo privato del piacere di mangiare al ristorante o in pasticceria dolci fatti con uova fresche. Ci è stata tolta la possibilità di usare le “uova del contadino”, eppure ci siamo abituati, anche se a malincuore;
3) Negli allevamenti di piccioni sono previsti interventi sanitari e gestionali di prevenzione, anche se gli animali vivono in gabbia e le deiezioni vengono raccolte e smaltite sotto controllo. Come si può accettare che le nostra città diventino allevamenti a cielo aperto incontrollati, con possibilità per i piccioni di defecare su tutto quello che scorre sotto le loro ali (dai tavoli all’aperto di bar e ristoranti ai panni stesi, dai giochi per bambini nei giardini alle verdure nell’orto)?
4) la pratica dei controlli è basata su un concetto di scambio: l’Autorità autorizza l’esercizio di un’attività economica, ponendo limitazioni giuridico-sanitarie, a seguito del riconoscimento dell’utilità sociale dell’allevamento. In sostanza, l’allevamento ha scopi alimentari o di ricerca o di collezionismo, e per questo viene consentito e regolamentato. Se uno volesse allevare batteri senza uno scopo scientifico, o ratti da fogna per liberarli sui monti, verrebbe bloccato. E cosa sono le città sovraffollate di piccioni, se non enormi allevamenti abusivi? Si potrà giustamente obiettare che lo scambio in questo caso è il piacere che questi animali danno con la loro gioiosa presenza nelle piazze e con le coreografie che animano i cieli delle città d’arte. Questo è vero, e proprio per questo è giusto e legittimo che l’Autorità pubblica, in primis il Comune, proprietario dei luoghi in cui viene esercitato questo tipo di allevamento a cielo aperto, ne regolamenti la gestione, prendendosi ogni responsabilità.
A questo punto sarebbe molto interessante e utile sapere direttamente dal Comune di Todi a che punto siamo con l’attuazione del piano di limitazione dei piccioni a suo tempo annunciato.

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