Di fronte ai rischi di un uso spregiudicato di tali nuove tecnologie l'Unione Europea comincia a muoversi a difesa dei consumatori

Le nanoparticelle o meglio il loro uso spregiudicato ha messo in allarme anche l’Unione Europea.
Infatti questi moderni prodotti dell’ingegno umano si incominciano a trovare anche nei cibi ed in altre sostanze che più o meno volontariamente l’uomo ingerisce.
Nell’ormai lontano 1959 Richard Feynman, in occasione di una conferenza, parlò della possibilità dell’uomo di modificare la materia a livello atomico, ipotizzando che in un futuro più o meno vicino sarebbe stato possibile realizzare oggetti infinitesimamente piccoli.
Dopo neppure cinquant’anni di enormi progressi in campo scientifico, questa mera ipotesi teorica sta raggiungendo reali applicazioni in diversi campi, dall’agricoltura, alla sanità, alle telecomunicazioni.

Ciò che in realtà stupisce non è solo il carattere estremamente “spettacolare” racchiuso nella semi-acquisita capacità umana di creare artificialmente strutture composte da pochi atomi (come ad esempio i nano tubi utilizzati nell’elettronica), quanto piuttosto la silente diffusione di queste tecnologie in ambiti non “sospetti”.
Se infatti risulta facile da comprendere – e approssimativamente accettabile – l’utilizzo di nanotecnologie per l’innovazione dei materiali, ben diverso e sicuramente meno rassicurante ne risulta l’impiego in comparti relativi all’alimentazione umana, soprattutto alla luce degli avvertimenti che alcuni ricercatori, seppur a fatica, cercano di portare all’attenzione del grande pubblico; primo fra tutti in Italia Stefano Montanari, il quale, basandosi anche sul lavoro di altri ricercatori, sostiene che le nano particelle inorganiche (inalate o ingerite dall’uomo) siano responsabili di numerose patologie (nanopatologie).

Sicuramente è diritto di ogni individuo scegliere se nei propri alimenti e nei prodotti cosmetici che acquista debbano esserci o meno questi elementi: aspetto tutt’altro che trascurabile, in quanto è sufficiente una breve ricerca su internet per rendersi conto di come l’impiego di nano particelle stia rapidamente prendendo il largo nel comparto alimentare.
L’utilizzo delle nanotecnologie impatta già oggi in vario modo sull’alimentazione umana: dal packaging degli alimenti, che prevede l’utilizzo di nanoparticelle (ad esempio alcune confezioni dei panini di Mc Donald), all’utilizzo di emulsionanti arricchiti attraverso nanotecnologie per dare ai gelati con una ridotta quantità di grassi il sapore e la conformazione di un gelato normale.
Altro esempio insospettabile è il cioccolato comunemente consumato dalle famiglie. L’inserimento di nanoparticelle di biossido di titanio in certi tipi di cioccolato, ad esempio, evita che il cacao si separi dal burro di cacao con l’andare del tempo, risparmiando allo schizzinoso consumatore quella antiestetica patina bianca che fa poco appetibile il prodotto.

Di fronte ai rischi derivanti dalla unica ricerca del profitto nell’utilizzazione di una scoperta altrimenti benefica per l’umanità anche la Commissione Europea ha presentato il codice di condotta per la ricerca e l’utilizzo delle nanotecnologie che c’è da augurarsi venga effettivamente fatto rispettare.
Il codice prevede le regole di riferimento volte a garantire una maggiore tutela della collettività. Ad esempio, le attività di ricerca dovranno essere comprensibili al pubblico e svolte nell’interesse del benessere degli individui e della società. Non solo, ma viene anche specificato che le ricerche non dovranno danneggiare o minacciare le persone, gli animali, le piante o l’ambiente sia nel presente che nel futuro: sarà quindi necessario garantirne la sicurezza a tutti i livelli, preoccupandosi non solo di ripercussioni attuali ma anche degli effetti a medio lungo termine della ricerca e dell’applicazione delle nanotecnologie.

Altro aspetto decisamente rilevante è rappresentato dalla responsabilità dei gruppi di ricerca, che dovranno svolgere la propria attività in maniera etica e contribuire allo sviluppo sostenibile, preoccupandosi quindi dell’impatto sociale, ambientale e sulla salute umana del loro lavoro; a tal fine sarà quindi necessario condurre le ricerche in maniera prudente, anticipando potenziali impatti negativi sull’ambiente, la salute o la sicurezza.
Questi principi, oltre ad ispirare il comportamento di imprese private ed enti di ricerca, rappresentano il punto di riferimento che gli Stati membri sono invitati a seguire, avviando azioni concrete al fine di garantire lo sviluppo sicuro delle nanotecnologie.

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