Gravi risvolti economici a parte, l'impoverimento commerciale ha conseguenze sociali rilevanti: il Comune intervenga per tutelare gli esercizi di prossimità anche con una "moratoria" fiscale
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A Todi due negozi di alimentari, a Santa Maria e a Porta Fratta, sono da tempo in vendita senza risultato e, da voci raccolte, il perdurare di tale situazione potrebbe portare, in almeno uno dei due casi, alla chiusura definitiva.
La difficoltà nel trovare nuovi imprenditori che abbiano interesse a rilevare aziende a Todi è evidente.
Nel centro storico poi la situazione è aggravata dal fatto che da Piazza a Porta Romana ci sono una ventina di attività che hanno chiuso i battenti da talmente tanto tempo che i cartelli “affittasi” sono ormai diventati parte dell’arredo urbano. E’ un contesto che scoraggia anche i più ottimisti e motivati, in un circolo vizioso di cui non si intravvede la soluzione.
Ma per una volta non preoccupiamoci dei risvolti economici di questa pur drammatica situazione, e consideriamone le conseguenze sociali.

Un negozietto che ormai ha come clienti quasi esclusivamente gli anziani che risiedono nel quartiere non può avere la forza di sostenere la concorrenza dei supermercati. Le regole dell’economia gli sono ostili: se non ci sono i numeri, se non si fa fatturato si chiude.
Nascerà probabilmente un nuovo supermercato nella zona ex Consorzio agrario, e i numeri torneranno, anzi miglioreranno perché più grandi sono gli spazi, più la gestione è razionale. I consumatori troveranno più offerte, e maggiori possibilità di spendere il loro denaro.
Ma proviamo per una volta a considerare i consumatori anche come persone: un anziano che ha ancora la fortuna di essere autosufficiente oggi trova nel negozietto sotto casa la comodità di poter andare a far spesa da solo e di avere senza difficoltà la consegna a domicilio delle cose più pesanti. Trova, se necessario, l’agevolazione di “segnare”, pagando a fine mese quando arriva la pensione. Trova soprattutto il pretesto per uscire, camminare, socializzare, sentirsi ancora parte della società.
La camminata e le quattro chiacchiere, lo scambio di informazioni e di commenti sulla vita del quartiere, sono una terapia preventiva, più efficace di qualunque medicina, per affrontare il male di vivere in età avanzata.
Si obietterà: ma la vita si evolve, vorrà dire che anziché andare ogni giorno a far spesa a piedi, si farà accompagnare al supermercato in macchina da qualche parente una volta a settimana. Torno a dire che se dal punto di vista puramente economico la cosa sarebbe perfino migliore e più razionale, da quello sociale il risultato sarebbe assolutamente negativo.

In altri Paesi dell’Unione europea i cosiddetti “esercizi di prossimità” vengono sostenuti non in quanto attività imprenditoriale (le leggi sulla concorrenza lo vieterebbero) ma come strumento per mantenere e migliorare la qualità della vita.
Da noi un negozio di questo tipo, oltre a soffrire per il fatto di fare pochi affari, subisce anche la beffa di non essere creduto dal fisco, che in base agli studi di settore non ammette che si lavori in perdita, e quindi gli fa pagare le tasse come se guadagnasse di più.
Il Comune, che si preoccupa giustamente di far nascere nuove attività, potrebbe dedicare un po’ più d’attenzione anche a questo problema, trovando forme di incentivazione e di riduzione degli oneri per questo tipo di attività, che sono un baluardo contro la massificazione e l’appiattimento, e soprattutto contro la desertificazione dei centri storici.
Una “moratoria” sulle tariffe di acqua e rifiuti e sull’ICI, tanto per cominciare. E poi l’inserimento di un progetto per la salvaguardia di questo tipo di negozi (anche nelle frazioni) in tutti i programmi e i bandi pubblici regionali, nazionali e comunitari (a cominciare da quelli del GAL).
Come Slow Food ha individuato modi di produrre che vanno tutelati, Todi dovrebbe tutelare i nostri tradizionali modi di vendere, in cui lo scambio merce/moneta avviene in un contesto che vede ancora l’uomo in un ruolo centrale.
La Regione ha da poco fatto una legge per i centri storici, al Comune il compito di vigilare affinché non finisca coi soliti corsi di formazione che servono solo ai formatori.

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