Una prassi in vigore alcuni anni fa e motivata da esigenze di risparmio o di rottura dei “cartelli” esistenti, anche in Umbria ed in vari settori ha messo nei guai un dirigente della unità sanitaria di Città di Castello.
L’ex direttore amministrativo della Usl di Città di Castello (si era dimesso alla fine del 2005) è stato denunciato dalla Guardia di Finanza per abuso di ufficio per avere assicurato senza regolare appalto ad una società romana la fornitura per più di 10 anni delle protesi al servizio di odontoiatria della stessa Usl.
Dalle indagini compiute, la Guardia di Finanza riterrebbe che il dirigente amministrativo ometteva di bandire le gare d’appalto alla scadenza dei vari contratti di fornitura.
Gli accertamenti erano cominciati dopo la segnalazione di un’associazione di categoria che ovviamente non gradiva un’invasione della concorrenza sul proprio territorio.
Secondo l’accusa la Legge n. 724/94 (norme in materia di «razionalizzazione della finanza pubblica) e la Legge Regionale n. 1/95 (Misure di Riordino del Servizio Sanitario Nazionale), che dal 1997 hanno fatto venir meno la possibilità di procedere all’assegnazione di forniture ospedaliere a trattativa privata, non erano state applicate per le forniture delle protesi odontoiatriche destinate a questa Usl.
In verità, nel periodo immediatamente dopo la costituzione delle Usl la situazione normativa era molto confusa e vennero emanate norme che consentivano la proroga dei contratti in essere previa l’applicazione di sconti ulteriori sui prezzi da parte dei fornitori ovvero previe indagini di mercato informali che consentissero di accertare che il contratto era ancora conveniente. Normativa che venne di fatto travolta solo dopo anni per intervento dell’Unione Europea.
La questione dunque, vertendo in una materia soggetta a sottili e differenti interpretazioni giuridiche potrà delinearsi nei suoi reali contorni solo dopo l’esame del giudice.
Una cosa è frattempo chiara in base allo stesso capo di imputazione formulato dalla GdF: il direttore amministrativo non ha tratto alcun beneficio personale dall’operazione.
Quindi il grosso della partita si giocherà eventualmente, se le argomentazioni contrarie non avranno il sopravvento alla luce che la prassi seguita a Città di Castello era sicuramente nazionale, presso la Corte dei conti a cui la GdF ha fatto rapporto per l’attivazione della procedura amministrativa tesa ad individuare le eventuali responsabilità ed i possibili profili di danno erariale.








