Le morti evitabili in Umbria oscillano intorno a 900 casi/anno; sono più frequenti nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Ma, nel corso del tempo considerato (1994-2004), si è avuta una riduzione costante e progressiva delle morti evitabili nel sesso maschile, mentre nel sesso femminile dopo un primo decremento il dato nell’ultimo biennio sembra stabilizzarsi.
Infatti, nel triennio 1994-1996 si sono verificati, secondo i dati diffusi dalla Regione Umbria, 3.461 decessi per cause evitabili (maschi 2.265, femmine 1.196), su un totale di 27..605 morti (maschi 14551, femmine 13.054). La mortalità evitabile, pertanto ha contribuito nell’ambito della mortalità generale per il 12,53% (maschi 15,56%,femmine 9,16%).
Nel biennio 2003-2004, infine, si sono verificati 1.808 decessi per cause evitabili (maschi 1.162, femmine 646), su un totale di 18.811 morti (maschi 9.602, femmine 9.209), per una mortalità evitabile pari al 9,61% (maschi 12,1%, femmine 7%).
Le cause delle morti evitabili si dividono in tre classi:
1) cause di morte evitabili attraverso la prevenzione primaria (omicidi, suicidi, incidenti stradali ed in genere morti per cause esterne, farmaco o tossidipendenze, alcoolismo e malattie non rientranti nella seguente classe);
2) cause evitabili con diagnosi precoce e terapia (Le cause incluse in questo gruppo sono quelle per cui c’è evidenza scientifica di efficacia di riduzione di mortalità attraverso programmi di screening attivi ben organizzati)
3) cause del gruppo “assistenza sanitaria e igiene”.
In sintesi, se si analizzano i tassi standardizzati di mortalità evitabile per i singoli gruppi di cause si evidenzia che, in entrambi i sessi, al primo posto per frequenza figurano le condizioni appartenenti al gruppo definito “cause di morte evitabili attraverso la prevenzione primaria”.
Nei maschi, al secondo posto per frequenza si collocano le cause del gruppo “assistenza sanitaria e igiene” seguite, in ultimo, da quelle evitabili attraverso la diagnosi precoce e terapia. Viceversa, nelle femmine, al secondo posto troviamo le cause di morte del gruppo “diagnosi precoce ”, mentre quelle evitabili mediante un’adeguata assistenza sanitaria e attraverso le misure di igiene sono le meno frequenti.
In entrambi i sessi, quindi, la riduzione maggiore di morti evitabili si è avuta nell’ambito delle cause incluse nel primo gruppo.
Dall’analisi dei dati relativi alla mortalità evitabile mediante interventi di prevenzione primaria, si evidenzia una riduzione nel tempo di tutti gli indicatori, eccezion fatta per la farmacodipendenza nel sesso maschile e per i suicidi nel sesso femminile.
Il declino delle cosiddette morti violente, in particolare degli incidenti automobilistici, risulta molto lento: queste cause rappresentano tuttora il triste primato in anni di vita persi.
Nel confronto tra i sessi le donne mostrano un andamento quasi in controtendenza nelle morti per tumore del fegato e tumore del polmone.
Le cause di decesso evitabili attraverso la diagnosi precoce mostrano, nei maschi, tassi standardizzati di mortalità decisamente bassi (in tutti i casi inferiori a 10 per 100.000 abitanti), con un andamento non univoco nel tempo. La causa più comune è rappresentata dal carcinoma del colon-retto, seguito dai tumori maligni della pelle (tra i quali è compreso anche il melanoma maligno).
Nel sesso femminile, al primo posto per frequenza si colloca il tumore della mammella (il cui tasso di mortalità è superiore a 15 per 100.000 abitanti), seguito dal tumore del colon-retto (con un tasso di mortalità superiore a 5 per 100.000).
In un contesto socio-economico evoluto, quale quello umbro, il miglioramento delle prestazioni sanitarie di tipo terapeutico ed assistenziale è ampiamente atteso e confermato dal miglior andamento degli indicatori di mortalità evitabile rispetto agli altri due gruppi.
Per diverse cause si possono osservare tassi di mortalità evitabile standardizzati inferiori ad 1 decesso ogni 100.000 residenti (in alcuni casi addirittura inferiore a 0,1).
Solamente nei maschi la causa più rilevante (malattie ischemiche del cuore ed infarto acuto del miocardio) evidenzia tassi a due cifre, che si sono comunque dimezzati nel corso degli anni.
Nei maschi umbri le malattie ischemiche del cuore rappresentano le cause più diffuse di morte con un distacco netto dalle malattie infettive, dall’ipertensione e dalle broncopneumopatie croniche che sono, nell’ordine, le altre condizioni più comuni.
Al quinto posto, figurano le leucemie, seguite dalle malattie respiratorie acute.
Per quanto concerne la mortalità, nei maschi, per infezioni batteriche,virali e parassitarie, si osserva una diminuzione costante nei primi tre trienni, seguita da un successivo lieve aumento. La diminuzione del tasso è ascrivibile, molto verosimilmente, al miglioramento in termini di controllo delle malattie infettive, ottenuto grazie anche all’educazione sanitaria, al successo delle campagne di vaccinazione e ai progressi delle conoscenze in campo farmacologico.
Le broncopneumopatie croniche ostruttive subiscono un graduale incremento della mortalità fino al triennio 2000-2002, seguito da una considerevole riduzione del tasso, probabilmente attribuibile, come nel caso della cardiopatia ischemica, a più fattori tra i quali il miglioramento della terapia.
Relativamente alle leucemie, si registra un cospicuo decremento del tasso di mortalità tra l’inizio e la fine del periodo di studio, anch’esso molto verosimilmente ascrivibile al progresso delle conoscenze mediche.
Nel caso dell’ipertensione arteriosa si può ipotizzare che l’incremento dei tassi di mortalità sia direttamente legato ad un corrispondente aumento dei tassi di incidenza di tale patologia tra la popolazione generale.
L’appendicite, l’ernia addominale e la colecistite e colelitiasi sono caratterizzate da tassi molto bassi già dal primo triennio,tanto da essere praticamente nulli nell’ultimo.
L’aumento della mortalità per malattie respiratorie acute potrebbe essere legato ad un corrispondente aumento dell’incidenza di tali malattie.
In ordine di frequenza, per le femmine ed in maniera sovrapponibile ai maschi, figurano quali cause più comuni le malattie ischemiche di cuore, le malattie infettive, l’ipertensione arteriosa, seguite dalle broncopneumopatie croniche ostruttive, dalle leucemie e dalle malattie respiratorie acute.
Per quanto concerne l’ipertensione arteriosa si riscontra,una riduzione del tasso di mortalità che testimonia l’efficacia delle misure terapeutiche per il trattamento di tale condizione nel contrastare gli eventi avversi.
I tassi di mortalità per broncopneumopatie croniche, invece, restano sostanzialmente invariati.
Analogamente al sesso maschile, nelle femmine la cardiopatia reumatica cronica, appendicite, l’ernia addominale e la colecistite e colelitiasi sono caratterizzate da tassi molto bassi già all’inizio del periodo in studio, tanto da essere praticamente nulli nell’ultimo triennio considerato.
Come nel sesso maschile, anche in quello femminile, le leucemie figurano ai primi posti in termini di anni di vita potenziali persi, per l’elevata letalità di tali malattie ematologiche che colpiscono prevalentemente soggetti giovani.
Nei prossimi giorni l’analisi delle situazioni locali
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