La notizia è cominciata a circolare sottovoce a metà mattinata e, fra smentite e no-comment, ha trovato definitiva concretezza in tardissima serata: l’assessore al Comune di Todi Bruno Bertini si è dimesso dalla Giunta Ruggiano. Non solo: ha lasciato anche Fiamma Tricolore, partito del quale non era una semplice espressione ma addirittura il segretario regionale.
Ad appena otto mesi dall’insediamento, l’Amministrazione di centrodestra perde dunque un uomo importante, al quale non a caso era stato assegnato l’innovativo e impegnativo assessorato alle frazioni.
Sui motivi che possano aver indotto Bertini ad una decisione così repentina e brutale poco si sa. Anche perché lui, raggiunto telefonicamente, pur cortese come sempre, non si lascia sfuggire nulla. Conclude la conversazione con un “Ci risentiamo lunedì” (giorno in cui formalizzerà la comunicazione al sindaco).
La conferma però arriva dal suo, a questo punto, ex camerata e consigliere comunale Mario Epifani, il quale dispone di una lettera in proposito che divulgherà a breve anche sul suo blog.
Questo il testo della missiva indirizzata da Bertini ad Epifani: “Con la presente ti comunico di aver maturato la sofferta decisione di abbandonare l’attività politica e pertanto ti comunico la mia intenzione di non rinnovare l’iscrizione a codesto partito per l’anno 2008. Ti faccio inoltre presente di aver contestualmente alla presente inviato le mie dimissioni da Coordinatore Regionale al Segretario Nazionale e lunedì mattina porterò al protocollo del Comune le dimissioni da Assessore Comunale”.
Epifani accompagna la trasmissione della lettera con un suo personale saluto di ‘addio’: “Una decisione, la sua – sottolinea – che si stava trascinando da tempo e che ha avuto l’epilogo in un momento che lascia me ed il Partito, a Todi, in serie difficoltà. Noi Fiammisti siamo temprati e tireremo diritti nel nostro impegno, preso con tutto il centrodestra e con la città. Nella piena convinzione che tutti noi si sia importanti, io ne ho un’altra altrettanta consistente che nessuno è indispensabile. Chi ne ha passate, politicamente, di tutti colori come me, saprà affrontare e superare anche quest’infelice momento. Sento di interpretare i sentimenti di tutti i camerati tuderti con i quali deciderò come risolvere questo nostro momentaneo momentaccio”.
Anche Epifani, che nel pomeriggio dovrebbe aver avuto un lungo confronto con il sindaco Ruggiano, dal quale è evidentemente emerso che la situazione non è recuperabile, si ferma qui e non intende rilasciare ulteriori dichiarazioni – all’infuori di quella che “nessuno all’interno di Fiamma Tricolore ha chiesto a Bertini di farsi da parte” – che permettano di capire cosa è realmente accaduto. E allora non resta che provarci noi a fare una ricostruzione degli ultimi eventi.
In diversi attribuiscono un peso, probabilmente superiore a quello reale, a quanto avvenuto ieri sera in Consiglio comunale, con l’uscita di Epifani dall’aula, subito dopo la conclusione della relazione di Ruggiano sulle linee programmatiche di indirizzo, interpretata dai più come segno di plateale reazione al mancato inserimento del “mutuo sociale” – uno dei cavalli di battaglia di Fiamma Tricolore – nel documento stesso. In realtà, a livello numerico nulla sarebbe cambiato ai fini della successiva bocciatura dell’atto e quindi tutto poteva rimanere a livello di intemperanze. Anche perchè in una successiva replica il sindaco ha fatto poi riferimento al “mutuo sociale” e si è impegnato a dargli in tempi brevi concretezza.
Se Fiamma non gliele ha sollecitate (anche se probabilmente qualcuno potrebbe avergli chiesto conto dei ritardi dell’iniziativa) e se neppure il sindaco ha messo in dubbio il rapporto fiduciario (anzi, pure ieri sera è stato prodigo di apprezzamenti per l’imminente costituzione della consulta delle frazioni), è evidente che Bertini stava probabilmente covando un suo disagio da tempo e che l’andamento del Consiglio deve aver fatto semplicemente da detonatore, spingendolo ad abbandonare una barca sulla cui navigazione sicura potrebbe aver iniziato a nutrire qualche dubbio o il cui peso, visto l’impegno costante richiesto, è risultato forse inconciliabile con l’attività imprenditoriale.
Altre fonti, non sappiamo bene quanto documentate, sostengono invece che tutto debba essere fatto risalire a delle divergenze profonde sulle candidature alla Camera della lista La Destra-Fiamma Tricolore, da cui discenderebbe la decisione di uscire dal partito di Romagnoli. Ambienti però ben informati smentiscono decisamente, assicurando che sarebbe stato lo stesso Bertini ad optare di sua iniziativa per la lista del Senato, onde non inflazionare troppo quella per Montecitorio di nomi tuderti.
La scelta di Bertini, politica e/o personale che sia, va comunque presa come tale senza per il momento ulteriori intromissioni. Non si può invece non cercare di indagare su cosa succederà adesso: chi occuperà il suo posto? Ci sarà anche un rimpasto e un rimaneggiamento delle deleghe? Si sfrutterà l’occasione per procedere alla nomina del famigerato settimo assessore (che qualcuno lamenta ci sia già)?
Di certo sembra non intenda subentrargli Epifani, che per rimanere in Consiglio aveva già declinato l’invito a spostarsi all’Etab e che non nasconde le difficoltà parlando, come fa, di “momentaccio”.











