La Guardia di Finanza ha arrestato un ex imprenditore di Todi di 46 anni, legale rappresentante di diverse società operanti nel settore agroalimentare, con l’accusa di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata. Le contestazioni che lo riguardano sono riferite all’aver percepito illecitamente finanziamenti pubblici, utilizzandoli poi per investimenti diversi da quelli prescritti.
La vicenda ha avuto inizio qualche anno fa, allorchè la pluralità delle attività imprenditoriali messe repentinamente in piedi dalla persona arrestata sono entrate sul finire degli anni Novanta altrettanto rapidamente in crisi.
L’iniziativa oggetto dell’inchiesta è quella legata allo sviluppo della filiera per la coltivazione, la raccolta, il trattamento e il confezionamento di prodotti ortofrutticoli, arrivando anche alla cosiddetta “quarta gamma”, ovvero la preparazione delle vaschette destinate alla grande distribuzione.
Il progetto prevedeva la realizzazione di immobili, capannoni, serre e l’acquisto di impianti ed attrezzature per un investimento complessivo di circa 3 milioni di euro, di cui un terzo finanziato a fondo perduto con fondi pubblici nazionali e comunitari.
Con l’acquisto di quote pari al 49% del capitale sociale, nella compagine erano entrate anche “Capitale e Sviluppo” e “Sviluppumbria”, entrambe riconducibili alla Regione Umbria e ad alcuni istituti di credito. Questi ultimi avevano finanziato le società dell’arrestato con mutui per circa un milione e mezzo di euro, garantiti al 50% dalla finanziaria Gepafin a prevalente capitale pubblico.
Le Fiamme Gialle, la cui inchiesta è in corso da più di due anni e vede indagate anche altre due persone, hanno accertato una lunga serie di irregolarità gestionali messe in atto grazie anche al ricorso a diverse società, attraverso le quali sarebbero stati rendicontati investimenti in realtà mai effettuati, con fatturazioni gonfiate, perizie falsificate e movimentazioni di denaro per operazioni inesistenti, fra le quali figurano anche delle cessioni “infragruppo” caratterizzate da importi molto elevati, con un giro complessivo di circa 4 milioni di euro.
Una delle società riconducibili all’arrestato è già fallita, mentre le altre risultano sottoposte a procedura fallimentare.
Della vicenda il mensile TamTam trattò in più occasioni sulle sue pagine tra il 2003 e il 2004, nel momento in cui il “sistema” – che aveva il suo epicentro nella zona di Pantalla, lungo la superstrada E45 – entrò in difficoltà, con anche dei tentativi di salvataggio e di concordato preventivo che non andarono però a buon fine, costringendo a portare i libri in tribunale.











