“Ormai fiumi come Po’, Arno e Tevere, assumono sempre di più un carattere torrentizio – secondo Massimo Gargano, presidente dell’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni (Anbi) – e quindi l’acqua non ha più una portata costante: ci sono periodi di magra sempre più ampi alternati a periodi di maggiore flusso”.
Non solo l’Arno, ricordato per l’alluvione che provocò nel 1966, nel giro di 40 anni ha perso il 30% della sua portata. Un destino, quello del fiume di Firenze, condiviso anche da altri grandi corsi d’acqua.
Oggi il problema è più generale e secondo l’Anbi oggi è già crisi idrica al Nord ed emergenza siccità al Sud, in particolare in Puglia e Basilicata. Intanto anche i grandi laghi non se la passano bene.
Di sicuro né l’Umbria né il Tevere stanno meglio. Alla bassissima portata di quest’ultimo si aggiungono problemi che paiono sottovalutati e non lo dovrebbero essere proprio alla luce del fatto che anche il Tevere ha ormai un andamento torrentizio e tutto ciò rischia di generare alluvioni improvvise e catastrofiche.
Una delle zone più a rischio, come si è visto negli anni scorsi, è proprio quella di Todi e questo perché la manutenzione delle sponde è ormai solo un ricordo.
Basta percorrere la strada del “Tevere morto”, fra le frazioni di Ponte Rio e di Pontecuti, per rendersene conto. La sporcizia ed i relitti di elettrodomestici scaricati tra gli alberi e le erbe delle sponde sono solo il segnale.
Più in basso, nel greto del fiume: rami spezzati, tronchi ed interi alberi sono adagiati l’uno su l’altro.
Dalle sponde pencolano in equilibrio precario altri alberi.
Tutti pronti a trasformarsi in una grande diga al primo innalzarsi del livello del fiume.










