Il caso è quello dell'ex Direttore Generale della Usl di Foligno: per la Procura della Corte dei Conti ci sarebbe stato un danno al bilancio dell'azienda sanitaria valutato 630.000 euro

Sembra proprio che la città di Foligno porti male ai direttori generali delle aziende sanitarie.
Di qualche mese fa la notizia che il folignate ex D.G. della Usl di Terni era stato chiamato a rifondere qualche decina di migliaia di euro, dalla Procura della Corte dei Conti di Perugia, per una presunta incompatibilità tra quella carica tecnico-politica e la presidenza di una fondazione bancaria di Foligno.
Ora sono noti i termini di una richiesta della magistratura contabile inquirente nei confronti dell’ ex D.G. proprio della Usl di Foligno. Stavolta, però, la cifra che si vorrebbe indietro è da far tremare i polsi: 630.000 euro non sono pochi neanche per i ben retribuiti direttori generali, anche se alla somma potrebbe dover contribuire il locale dirigente del servizio economato provveditorato per un incauto anticipo di pagamenti.

Tutto è nato quando
, sull’onda del mito delle “esternalizzazioni” ed abbacinato dalle novità tecnologiche, il nostro D.G. ebbe a decidere, nel novembre 2001, di togliere il personale dai centralini telefonici dell’azienda e di sostituirlo con centralini automatici.
Questi aggeggi sono quelli che sembrano fatti apposta per far ammattire gli utenti: “se desidera parlare con Tizio prema 1; se vuol parlare con Caio prema 2” e così via per interminabili minuti, che fanno degli enti che li adottato sicuramente quelli in testa al Guinnes dei primati per gli insulti che ricevono, anche se non li sentono.

La novità ebbe vita breve, sommersa dalle critiche e dalle proteste, che furono recepite anche ai piani alti della Regione dell’Umbria. Ci fu il tempo però solo di sperimentare a Foligno quanto fosse fuori dal mondo l’adozione di “piattaforme contact center automatiche” per soddisfare le esigenze di informazioni sanitarie e di contatti con le strutture di tal genere.
Nelle altri sedi della Usl 3 il “moderno” servizio neppure prese il via.

Ma la “frittata” era ormai stata fatta e la risonanza che il fatto ebbe contribuì ad attirare l’attenzione della Corte dei Conti perugina, per la quale qualcosa nell’operazione non avrebbe quadrato.
Nella decisione del direttore, infatti, si sarebbe sostenuto che l’operazione sarebbe stata a costo zero o molto contenuto, perché alla fine il costo per il nuovo servizio era più o meno quello dello stipendio dei centralinisti addetti.
Per la Corte dei Conti, però, quel personale tolto dai centralini avrebbe continuato a gravare totalmente sul bilancio della Usl, perché esso sarebbe andato sì via dai centralini ma inserito in modo aggiuntivo in altri servizi, senza che si registrasse alcuna diminuzione di costi neppure in altri appalti esterni.
La questione è stata poi complicata dal fatto che, l’anno successivo (cioè a settembre 2002), il dirigente dell’economato avrebbe provveduto a pagare l’impresa fornitrice del nuovo servizio telefonico prima ancora che fosse stato fatto il collaudo.

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