Forse per capire se l’aria a Todi e dintorni è inquinata, o no, non ci sarà bisogno di analisi chimico-fisiche.
Basterà rivolgersi agli storni che hanno scelto, molto numerosi, la valle del Naia e le pendici delle colline circostanti, che digradano verso il fiume tuderte, come loro casa privilegiata.
Certo, come si potrà leggere di seguito, il fatto che ci siano tanti storni non è un buon indizio sulla salubrità dell’ambiente.
Non è che gli storni siano così stupidi da preferire l’inquinamento, bensì che il loro comportamento sarebbe proprio subdolamente indotto dalle “schifezze” che assorbono dall’ambiente. Un ambiente che va continuamente e non solo occasionalmente e parzialmente monitorato sia sul versante chimico-fisico, che epidemiologico e biologico: vegetale ed animale, cercando non solo benzene.
“Schifezze” trovate dalla scienza e che non sono al momento quelle di cui si sospetta la presenza nella valle tuderte, ma c’è già chi sta dandosi da fare con esperimenti a base di zolfo & affini (vedi nota a piè di pagina), per cercare di capire se sia questa la sostanza che ha attirato tanti esemplari di questo volatile nella zona.
Fra gli effetti degli inquinanti sugli animali ce n’è, infatti, uno sorprendente: secondo uno studio dell’Università di Cardiff, gli storni che mangiano vermi contaminati dagli estrogeni cantano meglio e attirano più femmine di quelli non contaminati. C’è però un rovescio della medaglia, perchè questi inquinanti riducono anche il sistema immunitario degli uccelli.
Gli uccelli mangiatori di vermi all’estrogeno cantano più a lungo e più spesso degli altri. Attirano perciò molte più femmine rispetto agli altri e come noto, più femmine richiamano più maschi e cosi via.
Ma lo studio ha rivelato anche che la risposta immunitaria degli storni contaminati è inferiore del 50% a quella degli uccelli di controllo: ”Se le femmine si accoppiano con i storni contaminati, diminuisce la loro capacità’ di generare pulcini sani, con gravi conseguenze sulla popolazione totale’.
Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell’apparato sensorio.È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, dovuto probabilmente alla capacità di quest’ultimo di trasportare il biossido di zolfo nelle zone respiratorie del polmone profondo.











