Sei gli oli dell'Umbria che partecipano alla finale nazionale del premio per il miglior extravergine: in gara il frantoio "La Casella" di Paolo Scassini e l'azienda "Bacci" di Gualdo Cattaneo

L ’Ercole Olivario 2008 ha emesso il primo verdetto: sono 88 gli oli che hanno superato tutti i livelli di selezione e potranno partecipare alla fase finale del Concorso, in programma in Umbria dal 10 al 15 marzo.
Tra questi, 6 sono umbri, oli di straordinaria qualità, espressione di un territorio che riesce a concorrere con realtà spesso più grandi e dotate di notevoli risorse economiche.

Le imprese umbre finaliste dell’Ercole 2008 sono:
AZIENDA AGRARIA MARFUGA (Campello sul Clitunno)
– AZIENDA AGRARIA VIOLA (S. Eraclio di Foligno)
– FRANTOIO DI SPELLO  (Spello)
– AZ. AGRARIA BACCI (Gualdo Cattaneo)
– FRANTOIO LA CASELLA DI SCASSINI PAOLO (Todi)
– EUGENIO RANCHINO (Orvieto).

In Umbria la campagna olearia 2007/2008 non è stata clemente: le quantità prodotte sono scese a circa 40.000 quintali (la metà circa della media degli ultimi 5 anni), ma in compenso la qualità degli oli è notevole, così come riscontrato dal Concorso Regionale che si è concluso la settimana scorsa. Esistono dunque le condizioni per ben figurare all’Ercole Olivario e il tuderte Paolo Scassini non nasconde l’ambizione di confermare la sua produzione al massimo livello, come l’anno scorso.

La realtà produttiva regionale, con 27.000 ettari di superficie ad oliveto, sei milioni e mezzo di olivi impiantati (il 3% circa del totale nazionale) e 250 frantoi in attività, non è di grandi dimensioni, ma, tradizionalmente, riesce ad esprime uno standard qualitativo tra i più elevati.

Quest’anno l’Ercole Olivario saluta con favore l’entrata in vigore di un provvedimento legislativo molto atteso che dovrebbe favorire una più attenta ed efficace tutela degli oli italiani. Si tratta dell’obbligatorietà dell’indicazione di origine nell’etichetta di tutti gli oli prodotti e commercializzati. Un provvedimento che tutela premia un settore che in Italia conta più di 1 milione e 300 mila imprese, ma che dovrà affrontare una dura battaglia con la Ue. 
Il valore della produzione nazionale, da Trento ad Agrigento, a prezzi base del settore olivicolo nazionale supera i 2.500 milioni di euro e sviluppa un mercato pari a circa 40 milioni di giornate lavorative all’anno in tutta Italia.
Il nostro Paese possiede un patrimonio olivicolo di oltre 230 milioni di piante, con circa 350 varietà diverse raccolte in 38 Denominazioni di Origine Protetta e una Igp.

 

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