L'Unione Europea non considererà l'eventuale ricorso al nucleare come "fonte rinnovabile"; intanto tra cinque mesi inizierà a funzionare in Toscana l'alternativa tecnologica ai temovalorizzatori

Quanti già si fregavano le mani per l’annunciato ritorno al nucleare in caso di vincita alle prossime elezioni di Berlusconi hanno avuto una delusione. Non ci saranno le enormie risorse occorrenti per un “revanscismo” energetico perché l’eventuale ritorno all’energia nucleare da parte dell’Italia non modificherà gli obiettivi vincolanti fissati a livello europeo per i consumi italiani da fonti rinnovabili, che dovranno salire al 17% entro il 2020.
“L’energia nucleare non è considerata una fonte rinnovabile, pertanto non è calcolata nel mix di fonti con il quale ciascun Paese deve raggiungere i target concordati”: lo ha detto il portavoce del commissario Ue Andris Piebalgs, Ferran Tarradellas, interpellato sul programma del Pdl che prevede il ritorno dell’Italia alla produzione di nucleare, in margine al consiglio UE dell’energia.

Tale precisazione raffredda gli entusiasmi dei settori che, pur di usufruire degli enormi stanziamenti necessari, fanno orecchie da mercante alle obiezioni di chi mette in luce sia i tempi lunghi occorrenti sia la pericolosità degli impianti nucleari.
Una pericolosità che non è tanto quella di esplosioni tipo Cernobyl, quanto quella rilevata nei pressi delle “sicurissime” centrali tedesche dove, le stesse autorità governative, hanno rivelato l’abnorme aumento delle leucemie nella prima infanzia in un raggio ampio intorno agli impianti.
Peraltro le vicende campane, dove nessuno vuole le discariche nei pressi delle proprie abitazioni, sembrano non abbiano insegnato nulla a chi dimentica che il più grosso problema del nucleare sono proprio le scorie che non si sa dove mettere e che non possono neppure essere distrutte come si fa per i rifiuti.

Ed è in tema di rifiuti che prende forza la soluzione di una distruzione non inquinante alternativa a quella degli inceneritori. Quest’ultima possibilità in alcuni è ancora in cima ai pensieri. Ma di fronte all’idea di costruire uno o due nuovi “termovalorizzatori” o di bruciare i rifiuti nei cementifici, il nuovo avanza e se ne fa garante Federambiente, l’associazione dei gestori dei servizi raccolta rifiuti,
Un nuova opportunità nel campo del trattamento dei rifiuti viene dalla concreta sperimentazione della dissociazione molecolare nella vicina Toscana, regione che non sembra abbarbicata ad una concezione statica dei problemi e che non teme la ricerca delle novità.

Il primo dissociatore molecolare dell’Unione europea, sarà installato all’interno degli impianti della Belvedere Spa, proprietaria della discarica di Peccioli
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Si tratterà quindi di una sperimentazione a tutti gli effetti, che sarà valutata passo passo in ogni sua fase, dalla progettazione alla costruzione alla gestione, e consentirà di ottenere dati certi sulle qualità e sulle eventuali criticità di questa tecnologia ai fini di una sua possibile diffusione a livello industriale.
L’impianto – ha annunciato il presidente di Belvedere SpA, Renzo Macelloni – sarà pronto fra 4-5 mesi. Questa sperimentazione è condotta con il metodo del consenso, con un costante confronto serio e trasparente con i cittadini fin dalla progettazione e dalla costruzione dell’impianto”.

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