Il rapporto Met fotografa una situazione tra luci ed ombre in cui le imprese hanno avuto una crescente attenzione pubblica ma non riscontri proporzionali sul versante dell'incremento dell'occupazione qualificata

Secondo il rapporto 2007 della società “Met” (Monitoraggio economia territorio) il quadro economico umbro, è “particolarmente complesso, con una struttura delle imprese in rapida trasformazione” ed ha un “tessuto produttivo relativamente debole”, ma con “l’avvio di programmi innovativi e persino di ricerca, significativi”.  Un passo avanti, rispetto al recente passato, nella “internazionalizzazione”, che comincia a divenire “un’alternativa rilevante”.

Le imprese umbre, più di quelle nazionali sembrano essere ancorate alle dinamiche “tradizionali” della delocalizzazione (riduzione dei costi e apertura di mercati all’estero) piuttosto che a quelle più avanzate.
Il “conservatorismo” delle imprese umbre si manifesta soprattutto nel fatto che si affidano di più alla formazione di personale esistente (31%) piuttosto che all’assunzione di personale qualificato.
Tutto ciò anche in virtù di un importo di risorse pubbliche destinate al settore costante anche se “la politica degli incentivi alle imprese soffre di una instabilità dei flussi, piuttosto che di una contrazione delle risorse” e taluni aspetti paiono trascurati se non addirittura in progressivo calo di attenzione.
Se per il livello nazionale si parla di un calo del 20% delle erogazioni da parte del governo dal 2006, per l’Umbria si rilevano invece flussi sostanzialmente stabili fino al 2005 ed in “forte aumento” nell’anno successivo. In sostanza, secondo il rapporto Met, l’Umbria nel 2006 è stata in controtendenza in campo nazionale. Le erogazioni alle imprese sono infatti aumentate di ben il 68,5%, mentre in Italia diminuivano del 10,5.
La spesa sostenuta dagli strumenti nazionali è aumentata del 50%, quella della Regione è più che raddoppiata, raggiungendo un incremento del 110%. La quota di risorse regionali sulle erogazioni passa dunque dal 30 al 38%, inferiore solo a quella delle Regioni del nord a statuto speciale e alle Marche.
Questa quota era, nel 2002, di poco più del 19%.

Il rapporto Met conferma che la politica degli incentivi alle imprese “è rivolta in Umbria a sostenere obiettivi specifici più di quanto non accada in Italia. La quota umbra di risorse rivolte al sostegno di investimenti senza particolari qualificazioni di obiettivo è pari al 40,5%, quella nazionale è del 56,3.
In Umbria sono sostenute, in particolare, le attività di ricerca e sviluppo (23,8% delle risorse contro il 19,6 di media nazionale), l’accesso al credito (2,9 contro il 2,6%% nazionale), la competitività dei sistemi locali (5,6 contro 5,4), la diffusione di servizi qualificati e la riduzione dell’impatto ambientale (4,1 contro 2,3).
Le erogazioni per ricerca e sviluppo, pur essendo più sostenute della media nazionale, segnano in Umbria una diminuzione dal 28,1 del 2005 al menzionato 23,8 del 2006”.
In Umbria “sono scarsamente sostenute, in termini di erogazioni, l’internazionalizzazione delle imprese (2,5 contro 3,6 della media nazionale) e la loro crescita dimensionale (in linea con il dato nazionale). La percentuale delle imprese umbre che hanno investito è superiore a quella nazionale (66,9 contro il 63,4). Il 79% degli investimenti, più della media nazionale, è stato orientato a finalità innovative.

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