L'esponente politico di Todi ha presentato ricorso in Cassazione affinchè il suo nome non compaia insieme a quelli di Storace e Traccheggiani che in Umbria avrebbero tradito gli accordi con Fiamma Tricolore
epifani

Mario Epifani è al centro di un “caso politico” nazionale. Il focoso consigliere comunale di Todi vuole infatti che il suo nome venga cancellato dalla lista presentata da “La Destra-Fiamma Tricolore” per la Camera dei Deputati nella circoscrizione 13-Umbria e per ottenere questo risultato ha fatto anche la “marcia su Roma”.
Epifani, che già l’11 marzo (all’indomani della scadenza per il deposito della liste) aveva inoltrato alla Corte d’Appello di Perugia la rinuncia alla candidatura vedendosi però respinta la richiesta perchè ormai tardiva, si è presentato ieri mattina alla Corte di Cassazione a Roma per fare analoga istanza di revoca, ma all’Ufficio Centrale Nazionale lo hanno rinviato a Perugia, dove l’ulteriore ricorso andava comunque formalmente presentato per essere poi ritrasmesso al “Palazzaccio”.
Se i funzionari, frapponendo tali e tante difficoltà burocratiche, pensavano di riuscire a far desistere Epifani dai suoi propositi hanno sbagliato i conti: il navigato esponente politico tuderte ha depositato ieri sera l’ulteriore ricorso ed è determinatissimo a raggiungere il suo obiettivo: “non stare insieme in lista – ha scritto in un post lasciato sul sito internet del segretario nazionale Luca Romagnoli – con chi pensa di gettarci secchi di merda in faccia, visto che io al mio orgoglio di fiammista ci tengo e non sono certamente tra quelli che hanno svenduto la dignità del partito“.

Cosa è successo? E’ successo che Mario Epifani si è visto depennare tutti i nomi degli umbri proposti da Fiamma per l’inserimento nelle liste di Camera e Senato, meno il suo, fatto scivolare peraltro al quinto posto contrariamente alle assicurazioni iniziali.
Il problema non è legato tanto al suo posizionamento, visto che l’elezione non sarebbe stata comunque possibile, ma al fatto che, su 16 posti disponibili, a Fiamma Tricolore siano state concesse in Umbria solo due candidature (oltre ad Epifani c’è infatti Romagnoli capolista al Senato): per Epifani è una questione inaccettabile.
Il malumore, a voler utilizzare un eufemismo, è tutto contro la prepotenza de “La Destra”, “che sta dimostrando – scrive Epifani sul blog del partito – che il loro interesse era solo quello di usare il simbolo della nostra Fiamma”.
Epifani, che è anche componente autorevole della segreteria nazionale, non usa mezze parole e parla di accordi traditi, di atteggiamenti di ostracismo e prevaricazione, di azioni da democristiani, riferendosi alle depennature dalle liste e al fatto che “il delegato de La Destra al deposito delle liste (Aldo Traccheggiani, ndr) lo ha fatto in modo autonomo senza neanche convocarci”.

Pur non addossando particolari responsabilità al proprio segretario nazionale Romagnoli, Epifani lamenta che in questa maniera è stata compromessa l’identità del partito e la strada verso la riunificazione, visto che tutto fa pensare – scrive – “ad una strategia studiata dalla dirigenza degli alleati, per emarginarci, sfruttando il nostro simbolo”.
“In questi ultimi anni – conclude Epifani – la Fiamma in Umbria ha tenuto alta la presenza della Destra Antagonista, con sacrifici ed impegno da parte di tanti giovani camerati, quando molti dei candidati storaciani stavano sotto le ali della chioccia di AN. Non meritavamo un simile trattamento e non intendiamo subirlo: costi quel che costi”.
I tentativi di far tornare Epifani sui suoi passi, anche attraverso promesse di rimedi tardivi o risarcimenti futuri, sono tutti falliti. Lui ha tirato dritto, ha presentato come detto il ricorso alla Cassazione e resta in attesa del suo accoglimento, pronto “a non fare campagna elettorale per portare acqua al molino di Francesco Storace” e al suo luogotenente in Umbria al quale avrebbe giurato, ironizzando sull’immagine scelta per il manifesto, di farlo alla prima occasione utile – come si usa dire in campagna – “un cane da caccia”.

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