Ci sono i genitori della vittima, Simonetta Pangallo e Paolo Cicioni, ma anche il “Telefono Rosa” e, a sorpresa, i due figli minorenni tra i soggetti che chiederanno di essere ammessi come parte civile nel processo contro Roberto Spaccino che va ad iniziare oggi, con l’udienza preliminare nel corso della quale si deciderà sul suo rinvio a giudizio per l’omicidio della moglie Barbara Cicioni avvenuto a Marsciano nel maggio dell’anno scorso.
La costituzione dei figli, indubbiamente la più inaspettata, è stata decisa dal tutore dei bambini, Filippo e Nicolò di nove e cinque anni, attualmente affidati a uno zio materno residente a Roma. A rappresentarli sarà l’avvocato Valeriano Tascini che già assiste come parte civile anche la madre di Barbara, mentre il padre ha nominato l’avvocato Francesco Falcinelli.
Il “Telefono Rosa”, che sarà rappresentato dall’avvocato Maria Cristina Ciace, ha scelto il caso di Barbara Cicioni come la prima di una serie di iniziative simili che vedranno l’associazione costituirsi in tutti processi in cui le donne sono vittime di efferati delitti.
Quello della giovane mamma marscianese è stato preso a simbolo, perchè oltre alla morte della donna c’è stato anche quello della bambina che portava in grembo. La presidente di “Telefono Rosa”, Maria Gabriella Moscatelli, ha chiesto in proposito che il nuovo Parlamento di un canale preferenziale alla legge sullo stalking.
A volersi costituire parte civile ci sarebbero anche il Comitato Internazionale 8 Marzo (assistito dalle avvocate Paola Pasinato e Valentina Angeli) e l’associazione Differenza Donna (rappresentata dall’Avvocata Teresa Manente.
Le costituzioni delle parti civili saranno formalizzate davanti al gip Paolo Micheli nel corso dell’udienza alla quale prenderà parte anche Spaccino, in carcere dal 29 maggio dell’anno scorso, che intende ribadire la sua estraneità alle sei ipotesi di reato contestatigli.
La prima mossa del suo collegio difensivo sembra sarà quello di chiedere un supplemento dell’indagine per acquisire agli atti il filmato della telecamera di una tabaccheria che, posta nei pressi della lavanderia di Marsciano gestita dalla coppia, conterrebbe dei fotogrammi nei quali si intravede un’auto che potrebbe essere quella dell’accusato, il quale ha sempre sostenuto che mentre la moglie veniva uccisa lui era uscito per recarsi in lavanderia.












