Dai prossimi giorni la bandiera del Tibet sarà esposta presso i palazzi comunali di Todi. E’ quanto ha deciso la Giunta municipale “dando seguito – si legge in un comunicato del vicesindaco Moreno Primieri – ad una delibera del Consiglio Comunale risalente addirittura al 7 marzo 2003” (ed evidentemente mai applicata, ndr), in cui era stato approvato l’ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare di Forza Italia per il riconoscimento dei diritti del popolo tibetano.
“Con il voto favorevole di tutti i gruppi, ad eccezione di quello di Rifondazione comunista che si era astenuto – ricorda Primieri – il massimo consesso cittadino aveva deciso di tenere esposta in locali del Comune di Todi la bandiera del Tibet fino a quando, il Governo della Repubblica Popolare Cinese ed il Governo Tibetano in esilio, avessero concordato un nuovo status per garantire una piena autonomia per il Tibet”.
Già cinque anni fa, dunque, il gruppo di Forza Italia, aveva sottoposto alla massima assise cittadina la questione relativa al principio dell’autodeterminazione dei popoli, ottenendo il risultato di trovare tutte le forze politiche, seppure con alcuni distinguo, unite sulla questione dei diritti fondamentali dei popoli. “Tuttavia – sottolinea l’attuale vicesindaco – l’Amministrazione Marini non ha mai dato attuazione a tale delibera, oggi più che mai attuale, dopo l’ennesima repressione cinese nei confronti della resistenza del popolo tibetano”.
Dopo aver rimarcato che “la lotta di resistenza del popolo tibetano ha provocato la morte di milioni di persone, la distruzione di oltre 6.000 monasteri, l’incendio di centinaia di biblioteche, il saccheggio di templi e la razzia di tesori religiosi e culturali”, Primieri tiene ad evidenziare come “tutta la propaganda per la nuova Cina dal volto tollerante e progressista si riveli solo una lunga pellicola di fantascienza, mentre la realtà non è mai cambiata: a tale proposito basti pensare – continua il vicesindaco di Todi – che Pechino sta realizzando un mastodontico piano incentrato sulla costruzione di ferrovie, insediamenti economici e trasferimento semi-volontario di popolazioni cinesi per rivoluzionare l’equilibrio sociale e culturale del Tibet”.
Da qui la decisione dell’Amministrazione comunale di Todi di testimoniare la solidarietà al movimento indipendentista “non solo a parole ma soprattutto con atti simbolici come, appunto l’esposizione della bandiera del Tibet, fino a quando non cessi, da parte del partito comunista cinese, il genocidio, fisico e culturale, del popolo tibetano”.








