La notizia che investigatori del Nit della Procura di Siracusa assieme ad oltre 400 appartenenti a carabinieri, polizia postale e guardia di finanza hanno eseguito 80 perquisizioni in città di 14 regioni italiane nell’ambito di un’operazione contro la pedofilia on line, pur dando soddisfazione, lascia un po’ di amaro in bocca per quelli che potranno essere gli sviluppi dell’operazione.
Il reato ipotizzato è di associazione per delinquere e divulgazione di materiale pedopornografico e vede tra i coinvolti anche un umbro.
Il fatto che sette di loro sono recidivi, in una materia che fa ribrezzo, stimolerebbe in qualcuno già tentativi di “giustizialismo”.
Gli altri indagati sono 15 residenti in Lombardia, 11 in Sicilia, 10 in Emilia Romagna, 7 in Veneto, 6 in Campania, 6 nel Lazio, 5 in Liguria, 5 in Piemonte, 4 in Toscana, 2 in Friuli, 2 in Abruzzo, 2 in Puglia, 2 in Trentino, 1 in Calabria, 1 in Sardegna.
Ma è proprio quanto accaduto in Umbria che sconcerta sul piano morale, pur essendo probabilmente ineccepibile su quello tecnico giuridico.
Qui un condannato (un trentacinquenne della provincia di Perugia) per pedofilia, seppure solo a una multa, per un reato meno grave rispetto a quello per il quale era stato arrestato, si è visto riconoscere un risarcimento di 25 mila euro dalla Corte d’appello del capoluogo umbro per avere trascorso ingiustamente tre mesi agli arresti domiciliari.
Il trentacinquenne scelse di essere processato con il rito abbreviato e il gup derubricò il reato di diffusione di materiale pedo-pornografico in quello di mera cessione – ad un unico soggetto – di sette immagini illecite, condannandolo a una multa di 2 mila euro, regolarmente pagata.










