“E’ necessario”, per il dottor Oberdan Parodi, direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, “sensibilizzare non solo le donne ma anche i medici al precoce riconoscimento e caratterizzazione del rischio cardiovascolare femminile”.
La malattia cardiaca in epoca fertile è largamente sottostimata anche dalla convinzione dei medici che le donne siano efficacemente protette: la conseguenza è che molti fattori di rischio cardiovascolare non vengano combattuti.
La perdita del cosiddetto ‘ombrello estrogenico’, cioè la menopausa, non può che amplificare il problema.
Per far meglio comprendere la situazione, Parodi ricorda un’aneddoto: un’attrice e un attore riferivano gli stessi sintomi ma venivano dallo stesso medico avviati a iter diagnostico/terapeutici diversi (ansiolitici alla prima e coronarografia al secondo).
Questo anche perché le donne hanno spesso un’alterata percezione del loro rischio; e l’esordio clinico della malattia può addirittura risultare diverso, o diversamente interpretato, nei due sessi.
Eppure le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte femminile in tutti i paesi industrializzati del mondo: in Europa circa il 55% di tutti i decessi femminili è di origine cardiovascolare.
Il tumore al seno ha una mortalità in realtà 10 volte inferiore a quella per morte cardiaca.
- Redazione
- 5 Aprile 2008








