Il cambio di schieramento non trova finora nè conferme né smentite ufficiali dal diretto interessato; in religioso silenzio anche i partiti, a partire dallo Sdi, ma la situazione è in rapida evoluzione...
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A Todi si sta giocando in questi giorni l’ultimo scorcio dell’ennesimo tempo supplementare della partita iniziata ormai quasi un anno fa per l’elezione del sindaco della città.
Le contraddizioni uscite dalle urne non sono state infatti mai definitivamente chiarite e si sta arrivando, con tensione ma anche stanchezza crescente, ai “rigori”: vincerà chi ne segna uno in più, ovvero chi potrà dimostrare al momento dell’alzata di mano di disporre di un voto più degli altri.
La fase del gioco è al momento delicatissima con tutti i giocatori in campo che hanno paura di sbagliare, compromettendo sia nell’uno che nell’altro caso il risultato di un’intera stagione politica…

Il Consiglio comunale è dunque in bilico. E lo è a partire dalla data di convocazione. Il centrodestra voleva farlo prima delle elezioni Politiche, il centrosinistra ha detto no e alla fine, stante la richiesta del presidente Pizzichini di avere una indicazione unanime vista la delicatezza della questione, si era convenuto per il 17 o 18 aprile. Di giovedì 17 però non si potrà fare per indisponibilità della sala e quindi rimane venerdì 18.
La convocazione non è però ancora partita (il presidente ha tempo fino a 5 giorni lavorativi prima per firmarla) e c’è chi inizia ad ipotizzare la necessità-opportunità di uno slittamento: si dice perchè la data sarebbe troppo a ridosso delle elezioni, ma il sospetto è che qualcuno chieda tempo per tentare di risolvere problemi interni al proprio partito e ridefinire meglio la strategia.
Di ufficiale, però, sul rinvio non c’è nulla e Floriano Pizzichini, a metà pomeriggio, afferma di non aver ancora ricevuto dalle parti alcuna richiesta in tal senso.

E Pizzichini resta al centro della scena, senza rilasciare da tempo immemorabile alcuna dichiarazione ufficiale, tanto meno a conferma o a smentita di quanto si vocifera e si scrive da mesi su una sua nuova possibile collocazione politica a fianco di Ruggiano.
Nel centrodestra c’è chi da tempo lascia capire di contarlo ormai tra le proprie file, cosa che però va ancora facendo, seppur con titubanze crescenti, anche il centrosinistra che, per poter andare in Consiglio senza pericolo di sorprese, stava predisponendo un documento di “bocciatura” del bilancio da far sottoscrivere a tutti, Pizzichini compreso.

Lo stringersi dei tempi ed alcune situazioni concomitanti hanno da ultimo fatto prendere maggiormente corpo all’ipotesi di un suo imminente passaggio, ipotesi che ha risaltato oggi sul “Corriere dell’Umbria”, con una locandina ed un titolo ad effetto che ha dato per fatto quel “cambio di casacca” che invece all’interno dell’articolo è trattato correttamente ancora con formula dubitativa.
Le reazioni sono state tante e disparate. Disappunto nel centrodestra (ma non in tutto), disorientamento (in parte vero e in parte di circostanza) nel centrosinistra, con richiesta di chiarimenti e smentita sia da Pizzichini che dal suo partito.
In molti hanno avuto il sospetto di una “fuga di notizie” pilotata, parrebbe più probabile dagli ambienti del PD, per stanare alla fine proprio Pizzichini, il quale ha sì accusato inizialmente il colpo ma ha poi subito ripreso il controllo della situazione, guardandosi bene per il momento dal precisare, smentire, confermare, insomma uscire dal limbo centrista e moderato dal quale da mesi tiene in scacco l’intero quadro politico tuderte.

Nessun commento, reazione o segno di vita a riguardo è arrivato dai partiti, neppure dallo Sdi, che appare sempre più in difficoltà nel gestire la complessa vicenda locale, tanto più in un momento di estrema incertezza per il risultato che potrà arrivare a livello nazionale dalle urne del 13 e 14 aprile.
E nessun esito ha prodotto, almeno ufficialmente, l’incontro chiarificatore di metà mattinata fra Pizzichini e Massimo Buconi, finora visto spesso dalla dirigenza del PD come padre putativo e quindi ispiratore o garante, a seconda degli eventi, dei comportamenti del giovane discepolo politico.

In serata, per analizzare il nuovo quadro venutosi a creare, si tiene una riunione del Partito Democratico, riunione che segue l’altra svoltosi ieri, in un sussegguirsi che, anche in tempi di campagna elettorale, dà il segno dell’intensità del momento.
La situazione è confusa come non mai e tutti sono in attesa di un segno chiarificatore che ormai non dovrebbe tardare ad arrivare, ma che difficilmente maturerà prima delle elezioni, a meno di un precipitarsi dei rapporti che uno dei tanti registi di questa lunga e complicata partita a scacchi dà come imminente, con svolte addirittura in nottata.

Tentare una lettura politica degli accadimenti non è facile, anche perchè in questa storia tutta tuderte hanno finito per intersercarsi con il tempo tante, troppe, vicende “umane”.
Già, umane, e come tali caratterizzate da questioni che con la politica, con le ideologie e con il tanto superiore quanto abusato “bene della città” hanno a volte poco a che fare, traendo origine spesso dagli istinti più bassi, non ultimo il rancore, il peggior consigliere in politica.

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