Una ricerca evidenzia i rischi, a partire dall'insorgenza dei tumori, derivanti da colture agricole troppo dipendenti dai pesticidi

La presenza di “veleni” nei prodotti che mangiamo o con cui veniamo a contatto non è un problema solo economico, anzi.
Uno studio condotto da un’università ha analizzato lo sviluppo di uno stato di disordine genetico provocato da un’eccessiva esposizione a pesticidi.
La ricerca ha preso in esame un gruppo di agricoltori e ne ha analizzato il dna in momenti diversi, cioè in periodi dell’anno corrispondenti ad un differente intensità nell’attività lavorativa.
I dati non lasciano dubbi riguardo i rischi cui sono esposti questi agricoltori.
Il fatto che i pesticidi provochino problemi genetici e incidano sull’insorgenza di patologie quali i tumori è invece molto evidente in occidente anche se poi i controlli sono spesso, quanti- qualitativamente insufficienti.

Ora, grazie alla ricerca condotta dal dott. Charles Benbrook, responsabile scientifico per l’Organic Center, per la prima volta si arriva addirittura a quantificare il beneficio derivante dall’adozione dei metodi biologici nelle coltivazioni.
Secondo l’Organic center la conversione al biologico dei 3 milioni e 200 mila ettari che negli Usa sono coltivati e l’importazione di ortofrutta esclusivamente certificata biologica, ridurrebbero del 97% dei rischi di assunzione di pesticidi.

I rischi non si limitano all’assunzione di frutta e verdura perché i depositi di sostanze tossiche finiscono lungo le falde acquifere e ritornano in circolo lungo il ciclo idrico.
Un’indagine recente del dipartimento alimentare Usa dimostra che ogni giorno la maggior parte della popolazione ingerisce almeno dai 3 ai 4 diversi residui chimici attraverso la frutta e la verdura che mangiano.
Sommando i residui chimici presenti nel latte, nell’acqua e negli altri cibi, si arriva tranquillamente ad assumere dai 10 ai 13 elementi tossici quotidianamente.

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