Secondo l’analisi della CGIA di Mestre in Umbria, nel 2007, hanno fallito il 4,6% delle imprese, cioè 16.619 aziende. Si tratta di un dato percentuale non molto distante da quello medio nazionale, dove nel 2007 ben 245.843 imprese hanno cessato la propria attività per fallimento o comunque per procedimenti fallimentari in atto.
Il 4,8% di tutte le aziende italiane lo scorso anno ha dovuto quindi “chiudere” bottega. Nel 2000 si trovavano in queste stesse condizioni circa 35.000 aziende in meno.
Risultato: dal 2000 al 2007 la crescita delle procedure fallimentari è stata del 9,3% ma questo ultimo dato nazionale si discosta molto dal valore dell’Umbria che si ferma al 3,5%.
A tenere sono soprattutto le microimprese. Nel 2007 nelle aziende sotto i 20 addetti hanno chiuso per fallimento solo il 3,8%. E rispetto al 2000 il rischio è sceso del 9,3%.
In maniera diversa sono andate le cose per le classi di addetti maggiori. Nel 2007, nelle piccole e medie aziende comprese tra i 20 e i 199 addetti, hanno chiuso i battenti il 22,5%, mentre nei sette anni precedenti la chiusura è aumentata del 45,1%.
Tra le grandi aziende, invece, il numero di imprese in stato di fallimento ha riguardato 211 unità. Rispetto a sette anni prima il rischio fallimento è aumentato addirittura del 65,5%.
In Sicilia, il numero delle imprese che hanno cessato la propria attività nel 2007 ha raggiunto quota 42.876; e non è andata meglio neppure in Abruzzo dove hanno smesso di produrre ben 38.736 aziende; così come in Campania (31.494 fallimenti nel 2007).
Spetta alla Basilicata la palma della regione più virtuosa d’Italia: nel 2007 i procedimenti di fallimento hanno interessato solo 499 aziende.









