La malattia del futuro sarà l’allergia. È questo lo scenario prospettato dagli esperti, secondo cui nei prossimi anni le patologie allergiche sorpasseranno quelle infettive, soprattutto nelle città a rapida crescita demografica nei paesi in via di sviluppo.
Negli ultimi 5-10 anni, come rileva uno studio pubblicato sul “Journal of Allergy and Clinical Immunology”, sono aumentati infatti i casi di eczema infantile.
La causa è da ricercare, secondo gli studiosi, nei fattori ambientali, perché è altamente improbabile che fattori genetici possano provocare dei cambiamenti così velocemente.
Vi è una precisa e lineare relazione fra inquinamento e allergia. Tra i fattori ambientali che si ritiene abbiano contribuito a questo aumento sono compresi l’esposizione a inquinanti ambientali esterni (outdoor) e interni (indoor), il fumo di tabacco e gli allergeni.
Uno studio ha analizzato circa 300 mila bambini di 13-14 anni di 55 Stati e 190 mila tra i sei e sette anni di 35 paesi, seguiti in centri per la cura delle allergie.
Il maggior calo dei casi di eczema si è avuto nei paesi europei, come Inghilterra, Irlanda, Germania, Svezia, mentre l’incremento più significativo si è avuto in Messico, Cile, Kenya, Algeria e nel Sud-est asiatico. Tra i bambini più piccoli invece l’aumento dei casi è stato rilevante nella maggior parte dei paesi in questi ultimi 5-10 anni.
Lo stile di vita nei paesi industrializzati è profondamente cambiato nelle ultime decadi, con cambiamenti nella dieta, nelle dimensioni della famiglia, nel tipo di abitazione e nel tempo trascorso in ambienti chiusi. Studi epidemiologici hanno dimostrato che gli inquinanti possono scatenare riacutizzazioni asmatiche.
Tra gli inquinanti ambientali, oltre agli inquinanti emessi da sorgenti naturali quali il mare, i vulcani e la vegetazione, esistono quelli di origine artificiale, fra i quali particolarmente rilevanti per i soggetti affetti da malattie allergiche sono l’anidride solforosa (SO2), gli aerosol acidi, gli ossidi di azoto (NO2), l’ozono (O3), le particelle sospese nell’aria di diametro inferiore ai 10 mm (PM10), le particelle emesse dalle auto alimentate a diesel (DEPs).
Soggetti asmatici sviluppano broncospasmo per esposizioni a livelli bassi di anidride solforosa (0,25 ppm), in particolare se l’esposizione è associata a esercizio fisico. Un aumento delle concentrazioni di ozono e di particelle può causare una riacutizzazione asmatica. E’ stato stimato un aumento del 3% negli attacchi asmatici per un aumento di 10 mg/m3 di PM10.
La maggior parte del tempo trascorso in ambiente chiusi rende rilevante anche l’inquinamento indoor. Tra gli inquinanti potenzialmente nocivi, ricordiamo gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, le PM25 e PM10, la formaldeide, i composti organici volatili (VOC), gli allergeni, le endotossine e il fumo passivo. Ambienti interni anche lontani dall’inquinamento urbano contengono allergeni (polveri, peli, forfore…), miceti, batteri, artropodi e sostanze chimiche in grado di agire sull’apparato respiratorio.
La chiusura spesso sigillata degli ambienti interni favorisce la crescita di acari e miceti e il ristagno degli inquinanti nell’ambiente. Alcuni, ma non tutti gli studi pubblicati, hanno dimostrato un’associazione tra sintomi asmatici ed esposizione a fonti di NO2 come stufe a gas e cucine che utilizzano il propano come combustibile.
Va qui ricordato che le principali fonti di allergeni indoor provengono soprattutto dagli acari della casa, dagli animali domestici, dagli insetti, dalle piante e dalle muffe. Allergeni esterni, come pollini e muffe, possono comunque penetrare negli ambienti indoor attraverso finestre, porte o il sistema di ventilazione. La natura degli allergeni varia con la stagione, le condizioni del tempo, la collocazione geografica e con l’ambiente indoor.
È importante ricordare che esistono anche fonti di allergeni indoor di natura chimica (fumo di tabacco , vernici , insetticidi , prodotti per la pulizia , adesivi e sigillanti , profumi e anche sostanze come l’ossido nitrico ).










