Sembra che anche in Umbria sia arrivato il “Far West. L’impressione è quella che si ricava dalla notizia che i carabinieri hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare. Riguardano i titolari di due aziende di allevamento e commercio di bestiame, situate una nella zona di Ponte Pattoli e l’altra di Valfabbrica, coinvolte nell’organizzazione in tutta Italia di furti di bestiame.
C’è, anche, il sospetto che i cartellini di marchiatura degli animali siano irregolari. Proprio come si può vedere nei vecchi film di cow boy.
Secondo l’ accusa i due allevatori arrestati sarebbero stati in contatto con l’organizzazione sgominata dai carabinieri di Verona ospitando nelle loro stalle animali rubati.
Furti potrebbero essere stati compiuti anche in aziende dell’ Umbria.
Dalle prime ore di stamane i militari dell’arma stanno eseguendo 42 provvedimenti restrittivi emessi dal gip scaligero tra le province di Foggia, Bari, Benevento, Perugia e Arezzo.
I carabinieri, con il supporto anche dei militari del Nas e del gruppo Noe di Treviso, attraverso intercettazioni telefoniche, riprese video, controlli e pedinamento degli indagati hanno accertato decine di casi di furti per centinaia di capi di bestiame (bovini, cavalli e maiali), per un valore di 2 milioni di euro.
Furti che venivano commessi su tutto il territorio nazionale. Una attività non occasionale, bensì sistematiche azioni predeterminate e compiute dal medesimo gruppo di persone che agiva soprattutto ai danni di allevamenti privi di sistema di allarme, scegliendo i bovini, nella maggior parte dei casi, già pronti per la macellazione, e prediligendo le razze Limousine e Charolaise.
L’organizzazione era attrezzata con camion, falsa documentazione di accompagnamento e contava sulla disponibilità di macelli che non effettuavano alcun controllo, soprattutto di tipo sanitario.
Non è escluso, come è risultato ai carabinieri di Perugia, che il bestiame avesse qualche problema di carattere sanitario.
Prima dei furti venivano svolti sopralluoghi nella zona, e poi si preparavano i mezzi per il trasporto degli animali e la documentazione da esibire in caso di eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine.
Al momento di agire partiva dalla Puglia, il giorno stesso in cui il furto veniva commesso, un’auto che serviva da staffetta e l’autocarro su cui si caricavano gli animali, che poi venivano portati al sud in strutture di proprietà degli indagati. In tempi reali bovini, equini, ovini e suini venivano macellati clandestinamente.
Nella fase preliminare dell’indagine, i carabinieri hanno sequestrato 13 camion, restituito ai legittimi proprietari centinaia di capi di bestiame ed arrestato in flagranza di reato 10 persone.










