Le motivazioni, pubblicate oggi, con cui la Corte di Cassazione ha respinto il primo aprile appena passato il ricorso dei difensori di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, contro la convalida della custodia cautelare sancita dal Tribunale della Libertà di Perugia con ordinanza del 30 novembre 2007, sono molto pesanti per i due giovani.
Non solo presenza di gravi indizi e pericolo di fuga, ma anche un giudizio tranciante sulla personalità e quindi la credibilità complessiva di Amanda e Raffaele, indiziati insieme al giovane ivoriano Rudy Guede per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.
L’americana, per la Corte, si è più volte “contraddetta” e ha finora tenuto un “comportamento processuale” negativo.
Per quanto riguarda le prove, i supremi giudici ritengono che sia pienamente “utilizzabile” il memoriale scritto dalla ragazza e nella quale lei “si autoaccusa”.
Di Sollecito, poi, la Suprema Corte sottolinea la “fragilità caratteriale e le peculiarità personologiche del soggetto, che sarebbe riduttivo valutare come innocui stereotipi giovanili, in un contesto per di più connotato dal rimarcato uso abituale di droghe”.
Per quanto poi attiene alle versioni fornite da Raffaele, la Cassazione ricorda che lui stesso ha ammesso “di aver inizialmente detto un sacco di cazzate”.








