Con l'approvazione del bilancio preventivo si è determinata una maggioranza consiliare diversa da quella uscita dalle urne: da questo momento non ci sono più alibi per nessuno

Come è ormai noto, venerdì scorso il Consiglio comunale di Todi ha approvato il bilancio preventivo 2008 con una votazione che ha visto l’Amministrazione Ruggiano trovare una sua maggioranza, grazie alla posizione favorevole assunta dal presidente Floriano Pizzichini, annunciata due giorni prima insieme alle dimissioni dal partito socialista, nella cui lista era stato eletto meno di un anno fa.
Il cambio di schieramento, che per giorni e giorni ha catalizzato l’opinione pubblica cittadina relegando in secondo piano il dibattito nel merito del bilancio, ha sancito la fine della cosiddetta “anatra zoppa” ed aperto una nuova fase sia per l’opposizione che, a maggior ragione, per il governo della città da parte del centrodestra.

Il nodo irrisolto che era uscito dalle urne del maggio-giugno 2007 (Ruggiano come sindaco ma con la maggioranza consiliare in mano al centrosinistra) si è dunque sciolto, senza però tornare anticipatamente alle urne, previa bocciatura del bilancio e conseguente commissariamento del Comune, come si andava da altri parti auspicando.
La lunga partita a scacchi, in corso ormai da mesi (e sulle cui mosse conclusive hanno finito per incidere anche i risultati delle elezioni Politiche), è terminata in un Consiglio comunale, la cui seduta merita di essere, seppur in estrema sintesi, raccontata.

Alla riunione si è arrivati a carte ormai scoperte e con due ben distinte strategie. Da una parte il centrosinistra (Pd, Idv, Rifondazione e Sdi-Repubblicani) che ha demolito a più voci il bilancio predisposto dall’Amministrazione, giudicandolo inadeguato e del tutto incoerente con il programma elettorale, con la contemporanea messa all’indice del trasformismo di Pizzichini e delle presunte manovre messe in atto per averlo come undicesimo consigliere, manovre preferite alla ricerca di un confronto alto, alla “Ciaurro”, con il Consiglio tutto.

Per tutta risposta il centrodestra, che sapeva di aver vinto la partita a tavolino, è rimasto in silenzio, senza raccogliere né critiche né provocazioni: all’illustrazione del piano delle opere pubbliche da parte dell’assessore Serafini e della relazione a cura dell’assessore Ciani sono seguite soltanto delle scarne dichiarazione di voto dei capigruppo, senza alcun intervento diretto, né di presentazione né di replica, del primo cittadino.

Dopo l’11 giugno 2007, per Todi c’è un’altra data da segnare sul calendario della politica cittadina: il 18 aprile 2008. Da questo momento non ci sono più alibi per nessuno.

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