Nell'atmosfera, non più trattenute dai ghiacci del polo, si stanno liberando molecole di metano molto più pericolose della CO2

Se la Co2 non ha ancora convinto tutti della sua pericolosità, c’è un’altra sostanza che potrebbe essere letale. Un rischio considerato fino a ieri potenziale, legato al riscaldamento terrestre, sta diventando attuale.
Gli idrati di metano trattenuti sul fondo dell’oceano Artico si stanno, in parte, sciogliendo e il “ghiaccio che brucia” si sta liberando in atmosfera.
Volando in elicottero fino a 1.800 metri di altezza sul delta del fiume Lena, in Siberia, Natalia Shakhova, biochimica russa in forze all’Istituto di Geografia del Pacifico di Vladivostock ha misurato una concentrazione di metano insolitamente alta, cinque volte superiore alla media.
I dati presentati alla conferenza dell’Unione Europea di Geoscienze che si è tenuta a Vienna nei giorni scorsi sono piuttosto preoccupanti. Per tre motivi.
Perché indicano che un’altra potentissima fonte di gas serra si sta aprendo. Perché sottolineano come di questa fonte sappiamo ancora molto poco. E, soprattutto, perché ci ricordano che, a tutt’oggi, una volta aperto il vaso non abbiamo (non conosciamo) molte possibilità di richiuderlo.

Gli idrati di metano non sono altro che cristalli di ghiaccio che hanno intrappolato, al loro interno, molecole di gas metano. Si formano nelle zone in cui la fermentazione batterica è attiva e il clima lo consente.
Di idrati di metano è, pertanto, pieno zeppo il permafrost – il terreno ghiacciato che ricopre quasi un quarto delle terre emerse – e, soprattutto, il fondo sedimentario dei mari polari.
Il metano è un gas serra molto efficace. Ogni molecola è capace di trattenere una quantità di energia 21 volte maggiore di una molecola di biossido di carbonio ( Co2).
Il permafrost e gli oceani ne trattengono, negli idrati, quantità tali da poter far aumentare di 20 volte l’attuale concentrazione di metano in atmosfera.
Se gli idrati di metano contenuti nel permafrost e negli oceani si sciogliessero del tutto, l’aumento della temperatura media del pianeta potrebbe diventare incontrollabile.

Le previsioni più pessimistiche sembrano, dunque, iniziare a realizzarsi. Tuttavia non sappiamo se il processo di scioglimento degli idrati e il rilascio di metano si consumerà in pochi anni, in decenni, in secoli o in millenni.
Non sappiamo neppure se l’innesco è reversibile, né se e quando il processo possa interrompersi. In definitiva il rischio è altissimo, ma le conoscenze sono poche.

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