Il ritardo nei lavori di realizzazione del marciapiede nei pressi della Consolazione non è addebitabile ai ritrovamenti archeologici. Ad evidenziarlo è la società Intrageo, impresa archeologica tuderte, alla quale era stata affidata la sorveglianza archeologica e gli scavi dell’importante struttura venuta alla luce durante i lavori e la cui attività “si è però svolta nei tempi previsti e senza alcuna interruzione dei lavori”.
“Il dato di fatto – è scritto in una nota della Intrageo – è che i lavori erano già fermi da prima dell’indagine e sono ripresi dopo oltre un mese dalla fine dell’indagine per tutt’altri motivi”.
Nel comunicato viene chiarito che la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria ha rilevato che l’area, pur non essendo oggetto di vincoli ai sensi del D.L.vo n. 490/99, è comunque inserita in un contesto interessato nel suo insieme da importanti ritrovamenti archeologici avvenuti in passato, per cui ha prescritto che l’inizio dei lavori di scavo venga sottoposto a controlli di tutela attraverso la sorveglianza archeologica, da parte di ditta specializzata nel settore, che operi sotto la direzione della Soprintendenza stessa.
L’intervento della Intrageo non si ferma al solo caso del marciapiede, situazione che si presta per stoppare una volta per tutte le voci che spesso tendono a dare un’immagine della Soprintendenza negativa.
“In considerazione del fatto che recentemente sono usciti vari articoli su giornali locali dove si attribuisce parte della responsabilità dello stop di alcuni importanti lavori (ascensore del tribunale, Campo Mario Ferdinandi, Duomo) a “scavi archeologici” – si legge nell’intervento – si dichiara che assolutamente nessun cantiere è stato bloccato per tale iniziativa – i lavori sono infatti proseguiti senza interruzione – e che questo tipo di informazione ingenera nell’opinione pubblica un ‘senso di fastidio’ nei confronti di chi opera nel settore della tutela dei beni culturali”.
Ancora più esplicito e netto il passaggio conclusivo. “Questo ‘senso di fastidio’ nei confronti di chi tutela il nostro patrimonio archeologico e storico artistico, spesso indotto da una disinformazione non del tutto casuale e pilotata da chi ha forti interessi nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici, ha fatto sì che dal dopoguerra ad oggi si perpretasse lo scempio urbanistico e paesaggistico dell’Italia”.







