L’economista statunitense Jeremy Rifkin ne è da tempo uno strenuo sostenitore ed ora ha trovato degli allievi che hanno realizzato le sue idee colorandole del verde ambientalista: l’acqua, scomposta con l’elettrolisi, produce idrogeno che è notoriamente un ottimo carburante non inquinante.
Il limite maggiore che si incontra nella produzione di idrogeno è la necessità di una fonte elettrica a basso costo per effettuare l’elettrolisi.
Ma tale limite può essere superato se, come mettendo insieme due zoppi si hanno due gambe valide, si utilizza l’energia solare la quale, non c’è da spiegarlo, in taluni periodi (giorni d’estate) è abbondante ed in altri (notti e d’inverno) scarsa o nulla.
Quando quindi il sole è abbondante, l’energia elettrica prodotta con pannelli fotovoltaci si può “trasformare” in idrogeno immagazzinabile ed utilizzabile in qualsiasi momento.
Questa logica è stata seguita ad Arezzo – a San Zeno – ed ora un “idrogenodotto”, attraverso un percorso sotterraneo profondo circa 1 metro e mezzo, porta idrogeno puro alle ditte orafe ed a utenze civili della zona industriale, dove si trovano alcune delle aziende che lavorano oro più importanti d’Europa.
L’HydroLAb è un laboratorio dimostrativo per l’idrogeno e le energie rinnovabili, equipaggiato con due fuel cells da 1 Kw e un impianto fotovoltaico per la produzione di idrogeno rinnovabile tramite elettrolisi, realizzato dalla Fabbrica del Sole che non intacca neppure le riserve idriche.
Infatti per essere scollegato da qualsiasi altra rete è dotato di cisterne per il recupero dell’ acqua piovana e di una vasca di fitodepurazione a secco per il trattamento delle acque reflue che vengono reimpiegate a ciclo chiuso.
Il progetto è stato cofinanziato dalla giunta regionale toscana per un totale di 400 mila euro.










