La Procura di Torino, dopo poco più di cinque mesi di indagine, ha formulato le accuse per l'incendio che provocò la morte di sette operai: ora sarà il Gip a dover decidere

La pesantissima richiesta della Procura di Torino, per i sette morti bruciati della Thyssenkrupp, coinvolge anche i dirigenti della società che vivono e lavorano in Umbria.
E’ motivo di rammarico sapere che ci possano essere delle persone ulteriori che dalla tragedia possano aver distrutta una vita. Un danno enormemente minore di quello subito dalle vittime dell’incendio e dalle loro famiglie. Ma occorre onestamente chiedersi se anche quei dirigenti non siano vittime di un sistema economico che mette al primo posto il profitto, relegando in coda il rispetto per l’uomo: sia quello bruciato dalle fiamme sia quello costantemente sulla “griglia” per una possibile “cottura”, ove non raggiunga i risultati economici decisi negli ovattati uffici di coloro, che mai risponderanno degli errori di chi è in vari modi costretto ad eseguire senza obiezioni i loro desideri.

L’accusa più pesante è nei confronti di Herald Espenhahm, 42 anni, amministratore delegato per l’Italia della multinazionale dell’acciaio: omicidio (e incendio) con dolo eventuale
è il reato ipotizzato nei suoi confronti. Doveva mettere a norma lo stabilimento torinese, ma non lo ha fatto perchè di lì a pochi mesi gli impianti sarebbero stati trasferiti a Terni. E in questo modo ha “accettato il rischio” che succedesse un disastro. Pena prevista: 21 anni di carcere.

Leggermente meno gravi le accuse per gli altri cinque dirigenti della società ternana. I consiglieri delegati Marco Pucci e Gerald Priegnitz, 50 e 42 anni, il dirigente ternano Daniele Moroni (48), il direttore dello stabilimento subalpino Giuseppe Salerno (55) e il responsabile servizio previsione rischi Cosimo Cafueri (52) faranno i conti con l’omissione volontaria di cautele contro gli incidenti e l’omicidio colposo con colpa cosciente.
L’azienda è indagata in qualità di “persona giuridica” nella figura del legale rappresentante, Jurgen Hermann Fechter.

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