Tanto tuonò, con “Le “Iene” e “Report”, che anche in Umbria è piovuto sui famigerati “T-red”: i semafori “intelligenti” o, per alcuni, solo “furbi”.
Secondo una sentenza del giudice di pace di Perugia, il Comune non può notificare atti, cioè le contravvenzioni, a mezzo di soggetto privato, anche se con previa nomina di questo a messo comunale speciale.
Subito le reazioni anche in campo politico, con il capogruppo regionale di Prc-Se Stefano Vinti che ha chiesto “l’immediata interruzione” del servizio T-red a Perugia. “La sentenza contro la privatizzazione del servizio di notifica delle contravvenzioni conferma – sostiene Vinti – i dubbi e le perplessità su certe politiche e pratiche del Comune di Perugia”. Per il capogruppo di Rifondazione comunista “l’installazione del T-red presso i semafori del capoluogo e le modalità di gestione del servizio, fanno acqua da tutte le parti”.
Vinti ripercorre le tappe delle polemiche seguite all’istallazione dei marchingegni. “Prima la durata dell’arancione che ha interessato anche le televisioni nazionali, ora l’inesistenza delle notifiche tramite un messo speciale. Senza contare i costi che i cittadini hanno dovuto sorbirsi per pagamenti non dovuti alla luce della recente sentenza”.
Il servizio del T-red viene sempre più percepito dalla collettività cittadina come uno stratagemma per fare cassa più che un incentivo al rispetto del codice della strada.
Vinti conclude dicendo che “siamo per il principio di legalità, ma le politiche della sicurezza, a tutti i livelli, debbono avere come obiettivo principale la qualità della vita urbana e l’esclusivo interesse dei cittadini”.
- Redazione
- 9 Maggio 2008










