Lo spettacolo andato in scena al Comunale è stato qualcosa in più di un saggio di fine anno: la collaborazione ventennale con "Liminalia" ha prodotto risultati che si riflettono sulla vita culturale della città
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Al Liceo “Jacopone da Todi” va in scena l’opera di Shakespeare, con “Sangue, amore e retorica” diretto da Francesco Torchia e Silvia Bevilacqua, per il tradizionale spettacolo di fine anno del Laboratorio Liminalia, giunto a superare i venti anni di collaborazione con la scuola tuderte.
L’evento è stato l’occasione, come avviene ormai da alcuni anni, per l’incontro con i diplomati del 2006-2007, e per un saluto ai prossimi maturandi: occasione particolare quella di quest’anno, visto il vicino “abbandono” del Preside Francesco Tofanetti, che si è così accomiatato virtualmente dal Liceo.
Si fa fatica ad archiviare come semplice “saggio di fine anno” quanto è andato in scena al Teatro Comunale di Todi: ci si trova di fronte, senza sorpresa, anche stavolta ad uno spettacolo ben costruito, curato, moderno per scelte e trovate registiche, ed a ragazzi che fanno dimenticare al pubblico di essere attori poco più che quindicenni, abili nel superare timidezza, inesperienza ed inflessioni dialettali.

L’opera di Shakespeare viene rivisitata attraverso le sue tragedie più famose, rappresentate da una compagnia di attori estratti da “Come vi piace” e “La tempesta”, condotta dal capocomico Prospero: si susseguono e si intrecciano, l’amore infinito ed eterno che “non teme ostacoli di pietra” di Romeo e Giulietta, i tormenti ed i deliri di Amleto, la gelosia accecante di Otello, la follia e la brama di potere di Macbeth e della di lui scaltra consorte.
Un viaggio attraverso l’amore, la retorica, ed il sangue “senza il quale non può esserci amore”, – chiarisce Prospero – che si trovano in queste tragedie. Fino al crescendo finale, preceduto dall’unico brano tratto da una commedia, “Sogno di una notte di mezza estate”, la scena della rappresentazione della storia di Piramo e Tisbi, occasione per riprendere e rivisitare nuovamente il sangue, l’amore e la retorica, dal punto di vista più grottesco e straordinariamente comico.
Il finale, quindi, nel quale le morti orride e cruente di Desdemona, Otello, Lady Macbeth e Macbeth, Laerte, Amleto e Gertrude, Romeo e Giulietta, si incontrano in un’unica scena, ed i drammi ed i destini di ciascuno ineluttabilmente si compiono.

La sfida più difficile e allo stesso momento più affascinante e soddisfacente, è quella di trasmettere a dei ragazzi il sacro fuoco del palcoscenico, avvicinarli da giovani all’arte teatrale, completando ed arricchendo così un percorso formativo che non può essere solo nozioni, versioni e problemi.
Ancor più difficile è farlo con loro oggi, bombardati quotidianamente come sono da stimoli esterni che parlano esclusivamente di successo senza talenti per tutti e quarti d’ora di celebrità sempre più facili da conquistare.
Il successo e l’importanza dei Laboratori teatrali nelle scuole superiori si riflettono, aldilà dell’elevato livello qualitativo degli spettacoli proposti, degli effettivi progressi realizzati dagli studenti, della valorizzazione delle qualità che non possono essere di tutti, proprio in ciò.
E si ritrovano positivamente, nella frequenza con la quale i giovani si recano agli spettacoli teatrali, nel numero di abbonamenti sottoscritti nelle scuole, nella presenza in città di numerose compagnie composte di giovani che, spesso, proprio tra le mura scolastiche si sono avvicinati alla recitazione.
La sfida di Liminalia e del Liceo, perciò, è vinta anche quest’anno.

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