Il matrimonio "d'interesse elettorale" tra i due partiti non ha funzionato e la separazione consensuale rischia ora di finire in tribunale a causa di scorrettezze nella campagna di tesseramento

Il matrimonio celebrato sotto elezioni tra “La Destra” e “Fiamma Tricolore”, al quale è seguita una veloce separazione consensuale, rischia di diventare divorzio definitivo e di finire in tribunale.
Epicentro del peggioramento dei rapporti coniugali è nuovamente l’Umbria, dove già in campagna elettorale si era registrato lo scontro fra Aldo Tracchegiani e Mario Epifani, con la clamorosa richiesta di quest’ultimo di essere depennato dalla lista dei candidati.
Ora scoppia la guerra dei manifesti e dei simboli. Epifani, infatti, nelle vesti di membro della Segreteria Nazionale del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, ha diffidato Tracchegiani “nel proseguire ad affiggere i manifesti apparsi in vari comuni umbri”, invitandolo altresì a ricoprire pure quelli già affissi.
L’esponente di Fiamma Tricolore, consigliere comunale a Todi, lamenta la mancanza da parte del consigliere regionale di “ogni rispetto nei riguardi del proprio partito, dimostrata già durante la tornata elettorale e diventa grave nel momento in cui, nell’intraprendere una campagna per il tesseramento de “La Destra” si sia usato il simbolo dove appare la Fiamma“.

La dura reazione è dovuta al fatto che il 28 di aprile è venuto meno l’accordo e l’alleanza tra le due forze politiche, ambedue depositarie del simbolo e quindi interdette dal suo uso propagandistico in maniera unilaterale, se non in un eventuale futuro e con il consenso di ambedue i partiti (ipotesi all’ordine del giorno anche della recente assemblea regionale di Fiamma Tricolore e a questo punto sempre meno probabile).
“L’intento di ingannare eventuali simpatizzanti di Fiamma Tricolore – scrive Epifani nella sua diffida – e spingerli ad iscriversi alla “La Destra”, esortati dalla presenza del nostro simbolo della Fiamma, appare evidente e non fa certo onore né a Tracchegiani né al suo Partito”.
Epifani e Tracchegiani erano già arrivati alle “mani” all’indomani della composizione della liste elettorali per la Camera e il Senato. Ora il nuovo e più pesante diverbio. “Nell’invito a coprire i manifesti in questione e nella diffida a proseguire nell’affissione – scrive il leader di Fiamma Tricolore – il sottoscritto La informa che il mio Partito si riserva comunque di adire alle vie legali, qualora il Segretario Romagnoli lo ritenga opportuno”.

condividi su: