Uomo, ambiente e sviluppo al centro del convegno nazionale della Federcaccia svoltosi sabato al Teatro Comunale di Todi: verso un'intesa per utilizzare la "forza lavoro" dei praticanti l'attività venatoria

“Non un momento catartico di cacciatori pentiti e camuffati da neo ambientalisti, ma volontà della categoria di recuperare i valori che la sottendono per proporli alla società nella loro valenza europea”. In queste parole del presidente di Federcaccia Franco Timo, la sintesi del convegno nazionale “La tutela del territorio e del cittadino. Il volontariato tra ambiente e sviluppo”, che s’è svolto sabato 17 maggio presso il Teatro Comunale di Todi.
L’evento, uno dei principali appuntamenti del 2008 di Federcaccia nazionale, ha voluto essere un atto di partecipazione all’impegno nella società civile, per la tutela dell’ambiente e della fauna attraverso il volontariato. Non a caso al convegno hanno preso parte i massimi esponenti nazionali della Protezione civile, del Corpo Forestale dello Stato e dell’Anas.
L’obiettivo di Federcaccia è raggiungere gli accordi necessari alla compilazione e ratifica di un protocollo d’intesa, tramite il quale l’immensa “forza lavoro” degli oltre 400 mila tesserati Fidc e, in prospettiva, degli altri 300 mila cacciatori italiani afferenti ad altre associazioni venatorie, possa lavorare in sintonia con le istituzioni come un vero e proprio esercito di volontari, per il controllo e la salvaguardia del territorio e dell’ambiente.

Una svolta culturale, necessaria per il mondo della caccia. Così i relatori hanno definito l’accordo verificato su alcuni criteri: la sussidiarietà, come opportunità di reciprocità nelle manifestazioni della socialità, da cui emerge un progetto di soccorso basato sul rapporto coi cittadini, il fare squadra attraverso la partecipazione del cittadino, doverosa nei momenti d’emergenza, quanto l’intervento delle istituzioni, del superamento del volto integralista dell’ambientalismo che vede non solo la caccia, ma anche le infrastrutture, le strade, come elementi che deturpano l’ambiente, la condivisione della sensibilità verso la natura e l’ambiente fino a combattere fenomeni come il bracconaggio, questione di ‘mele marce’, presenti fra i cacciatori come in qualunque ambito.
“Non più creare steccati, cercare invece cosa unisce e, nel rispetto delle potenzialità di ciascuna istituzione, valorizzarle e raccordarle fra loro”. Così Carlo Sgandurra, direttore dell’Anas fra gli intervenuti al convegno, ha sintetizzato il messaggio del convegno nel quale è stata affermata la centralità del rapporto fra uomo, ambiente e sviluppo.

In allegato tutti i numeri sulla caccia in Umbria.

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