L'Isae conferma che nelle municipalità che invecchiano le entrate dei Comuni non riescono a tenere il passo delle esigenze di spesa

Un’analisi dell’Isae fotografa le conseguenze di quel che succede in un Comune quando diminuiscono la popolazione, le percentuali di giovani e stranieri, la densità abitativa, l’autonomia finanziaria e impositiva ed i proventi tariffari, ma cresce la percentuale degli anziani, l’altimetria, la dimensione dei trasferimenti.
Quando questo succede i Comuni diventano “spreconi” e ce sono anche in Umbria.
E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda, perché quando si verificano le condizioni poste in premessa le entrate comunali sono destinate a scendere mentre l’anzianità della popolazione e la morfologia del territorio non consentono di comprimere di pari passo le spese.
Quattro comuni su dieci sono spendaccioni. Il 36,6% delle amministrazioni municipali apre troppo il proprio portafoglio e supera anche il budget che sarebbe necessario per i propri bisogni.
Secondo l’istituto di Piazza Indipendenza infatti, nel complesso, il 20,1% dei Comuni considerati presenta una spesa effettiva in linea con quella standard (stimata); oltre il 43,3% una spesa effettiva inferiore; il 36,6% una spesa superiore.
Fra le regioni a cui appartengono i Comuni “meno virtuosi” – troviamo la Valle d’Aosta, la Basilicata, le Marche, la Toscana, l’Emilia Romagna, il Molise e l’Umbria; mentre quelli più ‘parsimoniosi’ si trovano soprattutto in Trentino Alto Adige, in Puglia, in Veneto, in Abruzzo, in Piemonte, in Friuli Venezia Giulia e in Liguria.

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