All'autorità europea per la sicurezza alimentare saranno necessari due anni per mettere a punto le metodologie per verificare l'eventuale pericolosità dei prodotti

Quanti temono ed avversano le coltivazioni di piante geneticamente modificate di mais e patate hanno motivi di inquietudine e, nel contempo, di speranza.
La Commissione Ue ha deciso di rinviare all’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa) i dossier relativi all’autorizzazione a coltivare diverse piante geneticamente modificate, nonostante la richiesta di una chiara bocciatura, avanzata dal commissario europeo all’Ambiente.
Per qualcuno è come “mettere la volpe a guardia del pollaio”.  L’Autorità di sicurezza alimentare, infatti, ha già dato due volte pareri positivi su ognuno degli Ogm in questione, e “ha sempre fornito conclusioni favorevoli all’industria agro-chimica, dai cui dati dipende interamente” nella sua valutazione dei rischi.

Per altri, la decisione della Commissione europea “equivale a una sonora mozione di sfiducia nei confronti dell’Autorità europea di sicurezza alimentare”, visto che le si chiede di “rifare i compiti già sbagliati due volte”.
E’ probabile che l’Efsa non possa rendere i nuovi pareri sugli Ogm prima di due anni, perché i dubbi scientifici riguardano la valutazione dei rischi indiretti e a lungo termine, sui quali la stessa Autorità di sicurezza alimentare ha ammesso di non poter pronunciarsi, non disponendo ancora delle metodologie adatte.
La Commissione e l’Efsa, recentemente, hanno convenuto che tali metodologie saranno sviluppate nel giro di un biennio.

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