Vari segnali indicano Montalto di Castro come il luogo nuovamente destinato ad accogliere la centrale nucleare, mentre in Giappone sono già alla "fusione fredda"

Da stasera i tanti umbri che hanno la casa al mare nei pressi di Montalto di Castro, sul Tirreno, si metteranno le mani nei capelli o avranno buoni motivi per farlo, ma anche chi ha casa in Umbria non ha motivo di stare tranquillo, pensando al vento umido che spesso viene da ovest.
Già qui nei primi di marzo l’Enel aveva riunito, nell’ex centrale che è ancora il simbolo del rifiuto da parte del popolo italiano del nucleare, l’area tecnica nucleare (il team al completo conta circa 3.700 persone) per affilare le armi in vista della nuova e, come vedremo, antistorica, corsa italiana all’atomo.

L’Amministratore delegato dell’Eni nei giorni scorsi aveva detto che le nuove centrali saranno costruite là dove c’è l’acqua (per il raffreddamento degli impianti). Stasera il ministro per lo sviluppo economico ha assicurato che entro cinque anni si metteranno le prime pietre delle nuove centrali.
Non ci vuole molto a fare due più due. E un po’ di conti ha fatto lo scienziato giapponese che ha effettuato in pubblico un dimostrazione di “fusione fredda” nel corso della quale si sarebbe prodotta energia cento volte maggiore di quella impiegata per la reazione e milioni di volte meno pericolosa e costosa di quella nucleare nostrana.

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