Uno “strip-poker” con protagonisti due ragazzi di 14-15 anni e tre ragazzine di 13-14 anni che si ritrovavano in casa a giocare a carte (e più casarecciamente a briscola) facendo progressivamente spogliare, una partita dopo l’altra, chi perdeva.
La vicenda, finita sul tavolo del Tribunale dei Minorenni, è stata riportata sulle pagine regionali de “Il Messaggero” per via del fatto che la “bravata” è stata anche ripresa e memorizzata da uno dei partecipanti con l’immancabile telefonino, dal quale ha iniziato a girare verso quelli dei suoi coetanei, fino ad arrivare anche su quello di uno studente – scrive da Perugia Italo Carmignani sul quotidiano – “di un istituto tecnico di Todi”.
Da qui le immagini avrebbero preso la volta di altri cellulari fino a materializzarsi in casa di una delle adolescenti protagoniste dello strip, la cui madre ha denunciato il fatto alle autorità di polizia e si è anche rivolta alla Procura del tribunale dei minorenni.
Le indagini hanno subito fatto il loro corso, con gli altri ragazzi altrettanto tempestivamente individuati ed ascoltati: tutti hanno confermato, dichiarandosi pentiti e sorpresi per gli sviluppi della vicenda, che il giudice ha pensato di trattare con buon senso, chiudendo il tutto con l’assoluzione per “irrilevanza del fatto” rispetto all’accusa di “violenza privata”.
Il riferimento, seppur passeggero, ad un istituto tecnico di Todi (richiamato però anche nell’occhiello del titolo) ha portato a cercare conferme circa il possibile coinvolgimento diretto dell’ambiente scolastico tuderte, ipotesi decisamente smentita dalle dirigenze dei due istituti riconducibili alla definizione riportata.
Resta quindi da capire se il tutto abbia toccato tangenzialmente la città per il ritrovamento del filmato sul telefonino di uno studente iscritto a Todi o se invece ci siano dei ragazzi del luogo coinvolti nella bravata.
Sta di fatto che gli istituti non ne hanno avuto alcuna avvisaglia, né dai genitori (fatto questo che depone a favore dell’estraneità ai fatti), né dal Tribunale a livello di segnalazione, scelta questa dovuta probabilmente ancora una volta al buon senso del giudice che avrà valutato preferibile mantenere quanto più possibile circoscritta la storia, onde evitare che il suo propalarsi andasse a danneggiare ulteriormente la privacy dei coinvolti.
Nonostante tutto è stato inevitabile l’accendersi dei riflettori su quella che è ormai una moda demenziale, visto il susseguirsi anche in Umbria di episodi simili.
Vedi il caso dei quattro quindicenni di Gubbio accusati di aver violentato una loro coeatana, oppure quello di Terni dove durante una gita si è registrato un episodio di bullismo, con una ragazza costretta dalle sue compagne a spogliarsi e a farsi riprendere, anche in questo caso, dall’ormai onnipresente telefonino.








